Lino Banfi: "Una notte di Natale, a Napoli, accadde una cosa incredibile. Un cardinale..."
Lino Banfi, attore tra i più amati dal pubblico italiano, ha raccontato un momento della sua vita accaduto nella città partenopea quando era giovane.

In un'intervista a Marco Liorni, ai microfoni della RAI, Lino Banfi, straordinario attore, ha raccontato quel che accadde a Napoli quando era giovane. Ecco quanto evidenziato da Areanapoli.it (riproduzione consentita con citazione di fonte): "Mi ero appena iscritto all'Enpals di Napoli, ed ero un attore a tutti gli effetti. Rimasi senza lavoro, con pochi soldi. Non volevo tornare a casa per Natale. Sarei arrivato come lo sconfitto, come quello che ha perso. Gli amici di mio padre gli avrebbero detto "hai visto Riccardo, tuo figlio vuole fare l'attore, ma come mestiere cosa vuole fare?". Erano le otto di sera. Pensai a due o tre supplì e poi sarei andato a dormire alla stazione. D'improvviso arriva quest'uomo con una grossa pancia, Ciro, con due buste pesanti, che camminava. Prima mi ha guardato, poi mi ha detto: "Guagliò, che ci fai là?". Gli dissi: "Sto chiedendo un'offerta per gli universitari".
E ha aggiunto: "Mi rispose: "E pecchè tu sì universitario?". Con questa incredulità, che nascondeva una certezza. A quel punto dissi che ero un artista. E lui: "Ah, ecco. Artista disoccupato. Mi piace di più la verità". Mi chiesi cosa volesse da me. Mi fece tante domande tra età, perché mi ero ridotto così... E mi disse: "Vieni con me, a casa mia. Addò stanno sette, stanno pure otto". Mi portò a casa sua, in un sotterraneo. C'erano bambini che urlavano, facevano chiasso, chiamavano il padre mentre la moglie cucinava il capitone e altre cose. Mi hanno stordito per farmi del bene, fece capire alla famiglia che dovevano aiutare un povero disgraziato. Ho bevuto, mangiato di tutto, ho dormito da loro. La mattina alle 7 mi svegliò e mi disse: "Pasquà", gli avevo detto il mio nome, "jammuncenno", mi ha dato i soldi per fare il biglietto Napoli-Barletta, poi Canosa in pullman. Mi disse: "Se rimanevi solo a Napoli, stanotte, morivi: fa freddo, che facevi? Vai da tuo padre e tua madre".
Ed ha concluso: "Il mio sogno, negli anni, era quello di andare a ringraziare quest'uomo. Ero già abbastanza conosciuto, facevo spettacoli... Mi dicevo: "Devo andare da Ciro - o meglio Cirino, come si faceva chiamare - e devo ricambiare, gli devo far passare il più bel Natale della sua vita, gli porto l'aragosta e quello che vuole. Dopo una ventina d'anni, nel 1973, facevo già film, andai a cercarlo. Ma non era mai esistito. Chiesi in giro, nessuno seppe dirmi nulla. Al posto di quella casa c'era un elettrauto. Chiesi ad un cardinale mio amico, mi disse che era stato un angelo che aveva deciso di salvarmi".
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