Lavezzi: "All'allenamento non mi venivano a prendere i miei. Mi annoiavo, pensavo di smettere"

Ezequiel Lavezzi ha raccontato la sua infanzia difficilissima in Argentina rivelando il pensiero di smettere col calcio quando giocava ad alti livelli.
Ezequiel Lavezzi attraverso l'intervento al podcast Olga, ha raccontato la sua infanzia difficile in Argentina, al giornalista Miguel Granados, soffermandosi anche sul fatto che più volte abbia pensato di appendere le scarpine al chiodo, quando giocava anche a grandi livelli.
Lavezzi e l'infanzia difficile in Argentina
"Sono cresciuto a Villa Gobernador Galvez, dove ho passato tutta la mia infanzia e dove ho iniziato a giocare a calcio. I miei genitori si separarono quando ero molto piccolo e spesso erano gli allenatori a venirmi a prendere per portarmi ad allenamento. Il calcio subito la mia strada? Non proprio, perché a un certo punto mi annoiavo e tra i 13 e i 15 anni smisi perfino di giocare. Poi però il calcio mi ha rimesso in carreggiata e, guardando indietro, credo davvero che mi abbia salvato".
Vita dura al "Barrio"
"Il quartiere era duro e tante cose, quando ci vivi dentro, ti sembrano normali anche se non lo sono. Il calcio mi ha dato una possibilità diversa e mi ha allontanato da una realtà in cui tanti miei amici si sono persi. Se ho lasciato presto anche la scuola? Sì, sono arrivato fino al terzo anno delle superiori. Poi è successo tutto molto in fretta e mi sono trovato dentro una vita che non avevo programmato, cercando solo di gestirla giorno per giorno".
Lavezzi ha pensato più volte di smettere
Il rapporto con la professione del calciatore? "Io non ho mai vissuto il calcio come un peso. Ho sempre giocato per divertirmi e, anche quando aumentavano le responsabilità, non ho mai fatto la vita perfetta del professionista. Se ho pensato più volte di smettere? Sì perché mi annoio facilmente e mi è successo tante volte di pensare di smettere, anche quando le cose andavano bene. Però in campo riuscivo sempre a trovare il piacere del gioco". Ha concluso.






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