La confessione dell'ex rapinatore: "Così rubammo il Pallone d'Oro di Maradona a Napoli"

Confessioni da parte del rapinatore che rubò il Pallone d'Oro di proprietà di Diego Armando Maradona.
Michelangelo M., ex rapinatore, all’attivo circa 200 colpi, ma anche ex uomo di fiducia del clan Misso, gruppo criminale guidato dallo zio, Giuseppe Misso. Al giornalista Nello Trocchia, sul quotidiano Domani, ha raccontato il suo percorso criminale prima dell’inizio della collaborazione con la giustizia: omicidi, alleanze, affari e anche il colpo al caveau della banca della provincia di Napoli dove era custodito il Pallone d'Oro di Diego Armando Maradona. "Con la prima rapina trafugammo il pallone di Maradona, ma non era tutto d’oro", racconta.
Poi aggiunge. "Era il '90. il '91, non ricordo, ero un ragazzetto. Trovammo orologi, brillanti, anche i suoi orecchini".
Avere tra le mani il pallone d’oro di Maradona significava diventare l’obiettivo dei clan napoletani, alcuni capi avrebbero fatto di tutto per riconsegnare il prezioso all'ex calciatore del Napoli.
Michelangelo e la banda del buco, in quel 1989, non appartenevano alla camorra, lui entra nel gruppo camorristico familiare solo successivamente. Maradona nutriva il desiderio di riavere il pallone, ne chiese una copia agli inviati di France Football un mese prima della sua triste morte avvenuta in Argentina.







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