Krol: "Al Napoli grazie a Juliano, venne a casa mia ad Amsterdam. Tifosi azzurri nel mio cuore"

L'ex difensore del Napoli si è raccontato in una lunga e interessante intervista in esclusiva ad Il Mattino.
Ruud Krol si è raccontato in un'intervista rilasciata ad Il Mattino. Fu il primo straniero del Napoli dopo la riapertura delle frontiere. «Trovai duemila tifosi ad aspettarmi, arrivavo dal Canada dopo un viaggio di 24 ore con Juliano e il mio manager Roach. Mi dissero che era un segreto per tutti il mio arrivo, ma quando vidi quei tifosi con le bandiere, capii cosa era Napoli». Il tulipano che ha fatto sognare una generazione vive una seconda giovinezza: ha appena vinto in Kuwait il campionato e si prepara alla sfida dell’Emir Cup, della Crowne Prince Cup e della Coppa asiatica. Insomma, questi sembrano essere proprio i giorni di Krol. «Se sono venuto a Napoli è tutto merito di Juliano. Venne a casa mia ad Amsterdam a marzo e cominciò a parlarmi della possibile riapertura delle frontiere in Italia. Se ne parlava da mesi, ma non succedeva mai. A dicembre del 79 avevo avuto degli incontri con dei dirigenti del Milan e loro pure ventilavano questa ipotesi. A tutti noi piaceva l’idea di questa avventura italiana, in tanti in quell’Akax speravano di essere contattati. Venne da me anche Nils Liedholm e mi misi d’accordo per andare alla Roma ma quando vidi che passava del tempo e il blocco degli stranieri restava decisi di accettare l’offerta del Vancouver. Loro poi, nel frattempo, decisero di prendere Falcao. All’Ajax non volevo più stare. Era casa mia, ma avevo voglia di vivere un’altra esperienza. Per certi versi, capisco quello che sta provando Leo Messi a Barcellona».
Va in Canada ma Juliano non si arrende.
«Già, era convinto che a Napoli avrei preso in mano la squadra. Troviamo rapidamente un accordo. Partiamo per l’Italia dopo che ha trovato una formula di prestito per 7 mesi con il club canadese. Ma l’Ajax si impunta, non arriva il nulla osta e salto la prima partita. Una rabbia…».
E il primo impatto con i tifosi?
«Ero arrivato da 24 ore e c’era al San Paolo il West Bronwich Albion che aveva in attacco un giocatore allora famosissimo, Cyrille Regis. Io ci tenevo ad affrontarlo. Non avevo fiato, ricordo ancora la stanchezza alla fine di quella partita».
Lo scudetto fu solo sfiorato.
«Per molti lo abbiamo perso per l’autogol di Ferrario con il Perugia, ma dobbiamo ammettere che quell’anno siamo andati molto oltre quelle che erano le nostre reali potenzialità. Se pensiamo a chi c’era nella Juventus e nella Roma, come qualità individuali noi eravamo una squadra inferiore. Ma la nostra forza venne dalle capacità di fare squadra che diede Juliano e Marchesi e da calciatori che avevano grandi qualità umane».
La città di Napoli fu una sorpresa?
«Ero stato lì con l’Ajax qualche anno prima ma durante l’Europeo che quella estate si giocava in Italia, con l’Olanda avevo giocato due volte, con la Grecia e con la Germania Ovest. Nella gara decisiva con i tedeschi Allofs segnò una tripletta ma i tifosi sugli spalti facevano il tifo per noi. Io ero capitano di quella nazionale. Ne rimasi impressionato. A Napoli mi hanno sempre voluto bene, nel mio cuore c’è la grande festa per i miei 70 anni organizzata dai cugini Giugliano da Santa Caterina Villa D’Angelo».






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