Kempes: "Maradona, c'è un momento in cui tutto finì! Non è stato mai protetto in vita sua"

Il campione del mondo, l'argentino Mario Kempes, ha rilasciato alcune dichiarazioni per commentare la morte di Maradona.
"Maradona aveva 17 anni ed era un “problema” per il CT Menotti che pensò con la testa e non con il cuore. Menotti aveva paura di esporlo eccessivamente visto che giocavamo in casa, di caricarlo di un peso grande e rischioso, soprattutto in caso di fallimento. Aveva il suo gruppo costituito e preferì non alterarne l’equilibrio. Prese una decisione ed ebbe ragione, poi si portò Diego al Mondiale Under 20 dell’anno dopo in Giappone: esplose e iniziò la sua fama mondiale". Sono le parole dell'ex centrocampista argentino Mario Kempes riportate su La Gazzetta dello Sport.
Il suo racconto su Diego Armando Maradona parte dalla mancata convocazione al Mondiale del 1978, e arriva poi al suo passaggio non esaltante al Barcellona, fino a toccare l'esperienza al Napoli: "Il problema - spiega Kempes - fu che sbarcò in Spagna come un fuoriclasse: fuori dal campo non gli perdonavano nulla e in campo lo picchiavano senza freni, finché non gli ruppero una gamba. Nessuno pensava a proteggere le stelle. Il passaggio al Barça non fu alla sua altezza, poi però andò al Napoli e Diego risorse e si elevò altissimo. Era il Maradona che si prende la squadra sulle spalle, che trascina tutto e tutti, che s’identifica e guida la lotta del Sud contro il Nord, che mette il Napoli nel luogo che gli spetta nella gerarchia del calcio italiano. E che vince il Mondiale. Fino all’antidoping. Lì tutto finì. Quindici mesi senza giocare, troppi per chiunque. Tornò, ma non era lo stesso. In generale, durante tutta la sua vita, Maradona non è stato protetto e lui non fu in grado di proteggersi da solo".






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