Jorginho: "A Napoli abbiamo fatto la storia. Al Chelsea mi dicevano..."

Il regista dell'Arsenal, in passato al Napoli, ha parlato anche della sua esperienza con gli azzurri nel corso della sua intervista.
Jorginho, centrocampista dell’Arsenal, in passato al Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di The Athletic: "Cosa vede Arteta in Jorginho? Forse questa è una domanda per lui! Non lo so… ha provato a portarmi con sé un paio di volte. Penso che faccia affidamento sulle mie qualità, non solo in campo, ma anche fuori dal campo. Aiuto i miei compagni, la società, lo staff, portando la mia esperienza, la mia mentalità di voler vincere sempre".
Sugli inizi della sua carriera: "Ho imparato a utilizzare le critiche come motivazioni perché ci sono due modi: o le ricevi e ti buttano giù oppure le prendi e le trasformi in motivazioni per dimostrare agli altri che si sbagliano. Ed è quello che ho sempre fatto fin dal Verona. Ero giovanissimo e i tifosi non volevano che giocassi perché ero troppo giovane, pensavano non fossi ancora pronto. Siamo passati dalla serie B alla serie A. Nei primi sei mesi ho segnato sette gol e poi sono stato ceduto al Napoli. Sono arrivato al Napoli, stessa storia. I tifosi non ne erano sicuri. E poi abbiamo fatto la storia per il modo con cui giocavamo a calcio. Poi sono andato al Chelsea e lì ancora: 'Sì, è troppo lento… la sua fisicità'. L’ho sentito per tutta la mia carriera, riguardo alla mia fisicità e al mio ritmo. Il fisico e la velocità non sono i miei punti di forza, lo so. Ecco perché non faccio affidamento su quello. E sono arrivato fin qui grazie alla mia forza. Uso il cervello, anticipo le cose. Posso vedere le cose in modo diverso. La mia qualità è rendere le cose più facili a tutta la squadra, far sì che la squadra giochi meglio".
Sulla questione rigori: "Credo in me stesso. Non è una situazione egoistica. Se qualcun altro si sente meglio in quel momento e vuole tirare il rigore, sono il primo a lasciargli il pallone. L’obiettivo principale è sempre la squadra. Devi mettere prima la squadra e poi te stesso. I portieri studiano sempre di più, e tirare un rigore diventa sempre più difficile, e diventerà sempre più difficile. Quindi, ad un certo punto, ho pensato: 'OK, ho bisogno di un’altra opzione'. Avere un’altra opzione di tiro può diventare un po’ complicato per i portieri".






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