Jankto: "Coming out? Lo rifarei. Alla Samp un'immagine terribile, oggi sono imprenditore"
Dopo l'addio al calcio a 29 anni, l'ex giocatore è tornato in Repubblica Ceca ed è un imprenditore soddisfatto e molto ricco.

Jakub Jankto, ex calciatore che ha vestito le maglie di Udinese, Sampdoria e Cagliari in Italia, ha raccontato la sua storia a La Gazzetta dello Sport, versione digitale. A 12 anni era un ragazzino che faceva graffiti tra le strade di Praga, a 26 ha dichiarato al mondo la sua omose@sualità tramite un video sui social, diventando il primo e unico giocatore di Serie A a fare coming out.
Lo ha svelato dopo la fine della relazione durata cinque anni con Marketa, da cui è nato anche David. Proprio suo figlio è stato una delle ragioni per cui, lo scorso 21 agosto, Jankto, a 29 anni, ha annunciato il ritiro. E poi la fragilità delle caviglie: "La mia caviglia mi ha spezzato la carriera: non riuscivo più a correre né a camminare bene. Non potevo operarmi e, in ogni partita, me la fasciavo nella speranza di alleviare il dolore, ma niente. Continuare a giocare era diventato una sofferenza, non aveva più senso. Ho ancora in mente un’immagine terribile: quando ero alla Sampdoria, durante un allenamento, la caviglia mi si girò completamente di 180 gradi. Ancora oggi, a volte, zoppico. A Cagliari ero in scadenza, così ho deciso di ritirarmi. E poi volevo trascorrere più tempo con mio figlio David qui a Praga, dopo una decina d’anni passati all’estero tra Italia e Spagna”.
Su cosa fa oggi: “Sto vivendo il mio sogno: allenare i bambini, tra cui mio figlio, che gioca nell’Under 7 del Dukla Praga, una società storica da queste parti. Per lui il calcio è più un hobby: arriva al campo e si diverte, e questo è l’importante. Lavoro anche per un’altra accademia di calcio qui a Praga, sempre come allenatore. Seguo personalmente i gruppi dell’Under 7, 8 e 9. I soldi veri li ho guadagnati grazie agli Esports. Avevo una società chiamata Sampi, che ho venduto l’anno scorso a oltre un milione: ogni giocatore valeva circa 250.000 euro e ne avevo una decina. Non potevo più dedicarci il tempo necessario perché dovevo conciliare la vita da calciatore con quella da imprenditore immobiliare. Ho iniziato a 18 anni e ancora oggi gestisco alcuni appartamenti a Praga. Intervengo personalmente quando ci sono problemi, come perdite d’acqua o manutenzioni varie. Come in Italia, anche qui l’allenatore delle giovanili non è sostenuto economicamente: si guadagnano tra i 200 e i 400 euro al mese. È inevitabile avere un altro lavoro per potersi mantenere”.
Sul coming out: “Inizialmente non volevo pubblicare quel video. Volevo tenere tutto per me, non vedevo motivo per renderlo pubblico. A Praga cominciarono a girare voci sulle mie frequentazioni con i ragazzi, probabilmente qualcuno mi aveva visto più di una volta per strada. Queste voci non mi piacevano: la più diffusa era ‘Jankto è g@y’. Anche su Twitter se ne parlò molto. A me questo non andava bene: era tutto una caz***a. Pensavo: perché al giorno d’oggi devo dire al mondo che sono g@y? È una cosa mia, personale, sono nato così. Poi mi hanno consigliato di fare quel video e alla fine ho ceduto”.
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