Improta: "Rinunciai a Inter e Scudetto per il Napoli e non mi hanno chiamato come dirigente"

Il rimpianto del 'Baronetto di Posillipo': Gianni Improta avrebbe sognato un ruolo nel Napoli anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.
Cento anni di storia sono fatti di trofei, grandi campioni e notti magiche, ma sono fatti soprattutto di amore incondizionato. Un amore che Gianni Improta, intervistato da 'La Repubblica', ha saputo riassumere perfettamente in poche, sentite battute, ripercorrendo la sua carriera e il suo legame indissolubile con il Napoli in occasione del secolo di vita del club.
Il grande rifiuto per amore dell'azzurro
Nel calcio moderno, dove le bandiere sono ormai una rarità, le parole di Improta risuonano come un manifesto d'altri tempi. Correva l'anno 1979 e il centrocampista napoletano, dopo una parentesi al Catanzaro, decise di ascoltare solo il cuore: "Nel 1979 volli tornare fortemente nel Napoli dopo la parentesi al Catanzaro. Ho rinunciato all'Inter e allo Scudetto poi conquistato dai nerazzurri in quella stagione. Sarei stato convocato pure in Nazionale, ma io volevo soltanto la maglia azzurra per aiutare la squadra della mia città".
Una scelta di vita che gli costò un titolo Tricolore e la chance di vestire la maglia dell'Italia, ma che gli garantì un posto eterno nel cuore dei tifosi partenopei. Per Improta, la priorità è sempre stata una sola: correre sotto il Vesuvio.
Il ricordo dei compagni che non ci sono più
Parlare dei cento anni del Napoli evoca inevitabilmente una dolce nostalgia. Il pensiero di Improta va subito ai grandi protagonisti del passato con cui ha condiviso lo spogliatoio, figure che hanno segnato la sua crescita umana e professionale: "Dino Panzanato è stato il mio compare d'anello", ricorda con commozione. E ancora: Mario Zurlini e Antonio Juliano, pilastri di un Napoli che, seppur lontano dai successi dell'era Maradona o di quella contemporanea, sapeva farsi rispettare. "Mi hanno dato tanto durante il mio percorso di crescita", afferma Improta. "Dispiace non vederli al nostro fianco per festeggiare questo compleanno del Napoli. Resta la gioia di aver condiviso un percorso importante insieme. Il mio Napoli non vinceva, ma era comunque importante".
Tra rimpianti dirigenziali e uno sguardo al futuro
Non manca una nota di amarezza nelle parole del "Baronetto di Posillipo". Nonostante l'attaccamento viscerale alla causa, Improta confessa che avrebbe voluto dare un contributo alla società anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo: "Mi sarebbe piaciuto poter contribuire anche dopo da dirigente, ma nessuno ha mai pensato a me". Un'occasione mancata che però non scalfisce minimamente il suo supporto: "Non è successo, vado avanti per la mia strada e guai chi mi tocca il Napoli e Napoli".
L'intervista si chiude con una nota di ottimismo per il futuro della città e della squadra, tra grandi eventi e ammodernamenti strutturali. Per Improta, i progetti legati alla Coppa America e alla ristrutturazione dello Stadio Maradona sono "segnali importanti" di una Napoli che continua a guardare avanti, fiera del suo passato e pronta a scrivere nuove pagine di storia.






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