Improta da brividi: "Giocare nel Napoli è un sogno. De Laurentiis? Ha cambiato la geografia"

Dai ricordi sul campo alla rivoluzione societaria e culturale della città: il ritratto appassionato dell'ex azzurro ai microfoni di Radio Kiss Kiss.
Un viaggio romantico e lucido tra il passato, il presente e il futuro di una città e della sua squadra del cuore. Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, Gianni Improta si è raccontato a cuore aperto, ripercorrendo i momenti più significativi della sua esperienza in maglia azzurra e offrendo una profonda riflessione sull'evoluzione sociale e sportiva del capoluogo campano. L’ex centrocampista, da sempre legatissimo ai colori della sua terra, ha toccato corde emotive importanti, tra aneddoti di spogliatoio e l'orgoglio per una Napoli che sta finalmente cambiando pelle.
L'ex Napoli Improta: il sogno azzurro e la staffetta con Peppe Massa
Il racconto di Improta non può che partire dagli inizi, da quel desiderio viscerale, comune a tutti i ragazzi napoletani, di calcare l'erba dello Stadio San Paolo (oggi Maradona). Un sogno condiviso con un altro grande nome del calcio nostrano: "Pensa che lui giocava nella Flegrea, io nel Posillipo. Io ragazzino, ovviamente, sedicenne-diciassettenne, sentivo parlare molto bene di Peppe Massa e parlavano molto bene anche di me. Insomma, siamo arrivati tutti e due e abbiamo coronato il sogno di giocare con la maglia della nostra squadra, della nostra città. Sono cose bellissime. Ora le raccontiamo, ma viverle è tutt'altra cosa".
Un aneddoto di cuore: il debutto di Nino Musella
Tra i ricordi più dolci e generosi della sua carriera, Improta ha voluto regalare agli ascoltatori un retroscena legato all'esordio in Serie A del compianto Nino Musella, avvenuto in un momento di transizione tecnica sulla panchina azzurra: "Le ultime quattro gare di campionato il Napoli fu guidato da Angelo Sormani, che subentrò a Vinicio. Siccome io ero titolare in quella squadra, dissi ad Angelo: 'Angelo, facciamo debuttare Nino, io mi siedo in panchina. Quando hai bisogno mi fai giocare'. E Nino iniziò a giocare in Serie A quell'anno". Un gesto di grande leadership e altruismo che fotografa perfettamente lo spirito dello spogliatoio dell'epoca.
La lotta contro l'egemonia del Nord e la rivoluzione di De Laurentiis
Guardando al passato, Improta non nasconde le difficoltà strutturali che quel Napoli si trovava ad affrontare. Nonostante una rosa competitiva e di enorme talento, c'erano barriere storiche difficili da abbattere: "Noi eravamo una squadra molto forte, solamente che l'egemonia del nord... facevano di tutto per non farti cacciare fuori la testolina".
Una situazione che, secondo l'ex azzurro, è radicalmente cambiata grazie all'era moderna e alla gestione societaria attuale. Il merito principale va al presidente: "De Laurentiis ha sovvertito la geografia del calcio italiano". Un riconoscimento netto a una presidenza che ha saputo portare il Napoli stabilmente ai vertici del calcio nazionale ed europeo, rompendo vecchi monopoli.
Da Geolier alla maturità di una città unica
L'analisi di Improta si sposta poi dal rettangolo verde alla società civile, evidenziando un profondo cambiamento nel modo in cui Napoli si relaziona con i propri talenti. Se un tempo la pressione della piazza rischiava di essere controproducente ("Napoli ti porta al successo, ma quando ci arrivi non te lo perdona"), oggi le cose sono diverse. Il successo straordinario del rapper Geolier ne è l'emblema: "Vedendo invece quello che è accaduto a Geolier, anche questo è cambiato. È una Napoli che si culla i suoi figli... se lo protegge, se lo coccola, lo esalta e lo porta in cima al successo".
In chiusura, Improta lancia un messaggio d'amore e di orgoglio a tutto il popolo partenopeo, sottolineando una ritrovata consapevolezza e maturità: "Attraverso quello che la nostra città sta esprimendo ultimamente, io penso che siamo maturi al punto di proteggere tutta quanta la bellezza che ci ha dato la nostra città, che ha il nostro popolo. Il nostro popolo è un popolo eccezionale, non ce ne sono altri uguali. Gli altri ci invidiano perché siamo di una spanna superiore".






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