Iezzo: "Napoli, dalla A alla C: scelta di cuore. Su Meret sbagliano. Hamsik, che umiltà"

L'ex portiere del Napoli Gennaro Iezzo ha riperso alcuni momenti della sua carriera nel corso di un'interessante intervista.
Gennaro Iezzo, ex portiere, è intervenuto ai microfoni di Casa Napoli: "Dalla Serie A alla Serie C per vestire la maglia azzurra? Non so se altri avrebbero preso la stessa decisione. So per certo invece che la mia è stata una scelta di cuore. Sono sempre stato tifoso del Napoli, ho esaudito un sogno. Non è stato facile perché avevo un contratto pronto con il Cagliari e un altro, ancora più importante, di 4 anni con una società blasonata come l’AEK Atene che disputava la Champions League. In molti mi ripetevano che si trattava di una scelta folle, ma ripeto, davanti alla possibilità di realizzare il mio sogno, sentivo di dover accettare".
Iezzo ha poi aggiunto: "Meret ha poca personalità nel comandare la difesa? No, non credo si tratti di questo: chi la pensa così sbaglia. Ritengo abbia bisogno solo di continuità. A mio parere lui ha grandissimo carattere. Anzi, ci sono portieri che parlano persino troppo, finendo per confondere i difensori. Ritengo che la personalità non sia direttamente proporzionale a quanto ti fai sentire con i tuoi compagni di difesa. Zoff, ad esempio, era portiere e capitano, ma si faceva sentire pochissimo e parlava soltanto quando era opportuno. Meret è un portiere di altissimo livello che deve solo giocare con continuità, non avendo un vissuto importante alle spalle”.
Infine, una chiosa su Marek Hamsik: "Il calciatore del Napoli più forte con cui abbia giocato? Sono tantissimi. Ho giocato con giocatori straordinari. Potrei fare vari nomi, come Cavani, Lavezzi, Quagliarella e altri di grande livello. Ma quello che mi ha impressionato più di tutti è Hamsik. Credo che Marek sia stato non solo il centrocampista più forte della storia del Napoli, ma credo che nel suo ruolo possa essere annoverato tra i più grandi degli ultimi tempi a livello mondiale. Al di là della sua propensione al gol, mi riferisco al suo controllo orientato e alla facilità di calcio con entrambi i piedi. Ancora oggi non so se fosse destro o mancino, perché riusciva comunque a mettere la palla dove voleva, anche con lanci di 50/60 metri. Impressionante. In più, anche fuori dal campo era di un’umiltà unica. Insomma, uno di quelli che fanno la differenza. Non è un caso se è riuscito a restare tanti anni con la stessa maglia inanellando record uno dietro l’altro”.






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