Gollini: "Il mio rapporto con la musica, da Pino Daniele a Geolier. La festa a Napoli e il futuro..."

Pierluigi Gollini, portiere del Napoli, ai microfoni di Daniele Bellini ha raccontato la sua passione per la musica e non solo.
Pierluigi Gollini, portiere del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Daniele "Decibel" Bellini, speaker dello Stadio Diego Armando Maradona. Queste le sue parole attraverso i canali ufficiali del club partenopeo: "La mia passione per la musica? E' stato tutto molto naturale, con gli amici con sui sono cresciuto. Già da ragazzino ascoltavo tanto rap e hip-hop, ricordo che alle medie esplose il fenomeno Fabri Fibra, Mondo Marcio e mi affascinava molto. Negli Stati Uniti, tra Eminem e 50 Cent. Questo immaginario qua mi affascinava tantissimo, a quei tempi c’erano gli Walkmen e ho iniziato lì ad ascoltare i primi CD. Mi piaceva molto la musica house, quando sei più giovane l’ascolti. Non sono mai stato un super fan delle canzoni più commerciali, poi mi sono appassionato anche al blues e al jazz. L’unica cosa di cui non sono fan è il rock e l’hardcore, ma sono gusti personali. Poi sono stato in Inghilterra ho conosciuto anche altri generi musicali come l'Afro".
Poi ha aggiunto: "Il mio viaggio in Inghilterra a 16 anni per iniziare la carriera? Lì mi si è aperto un mondo, allo United un anno venne Drake che aveva fatto il primo album: Rio Ferdinand lo portò e disse che sarebbe diventato uno dei migliori, lui camminava con la tuta e la felpa del Manchester per il centro sportivo e faceva le foto con tutti. I ragazzi lì ascoltavano cose completamente diverse, c’erano tanti africani o chi arrivava dal Belgio: c’era già chi ascoltava il Grime, che qui sarebbe arrivato anni dopo, e io non l’avevo mai ascoltato. Mi si aprì un mondo. La foto con Drake? Non la feci, non so perché. Io lo vedevo camminare e mi dicevo che l’avrei fatta dopo, poi non l’ho fatta".
"L’incontro con la musica? Dopo il mio primo anno da titolare in Serie A sono andato in Inghilterra all’Aston Villa ed essere lontano dall’Italia mi è scattata l’idea di fare qualcosa di mio: creavo delle basi, lì un amico mi è venuto a trovare e sapere fare queste cose, abbiamo messo su un piccolo studio in casa e abbiamo iniziato. Tanti mi hanno detto di non farlo, poi mi hanno detto bravo. In Italia c’è tanto pregiudizio su questa cosa, ma l’ho fatto anche proprio per combattere questo aspetto culturale. C’è un velo, è come se un atleta di alto livello non possa fare anche della musica, come se determinate passioni venissero viste in maniera negativa. In America è normale, l'importante è il rispetto della professione".
Inoltre ha proseguito: "Un anno di Napoli sul versante musicale? Una cultura fortissima, il mio cantautore napoletano preferito è Pino Daniele: ricordo un video quando venne a mancare, e allo stadio misero Napule è, rimasi veramente impressionato perché fu emozionante. La città è artistica e la musica è presenze. Ho fatto amicizia con Geolier ed altri, mi hanno dato il benvenuto ed erano felici che fossi arrivato lì. Già li avevo conosciuti a Milano, poi è normale che oggi ci sia una scena rap fortissima a Napoli. La canzone che ascolto prima di una partita o di un allenamento? Quando andavo allo stadio sentivo Give You My Love di Geolier, è una delle mie preferite del suo album. E' stata un po’ la colonna sonora delle mie partite".
"La festa scudetto? Era un momento talmente emozionante che in certi attimi provavo a dirmi di godermi ciò che stava succedendo. Vedevo lo stadio, i tifosi, i compagni di squadra, i familiari. L’esibizione di Geolier - racconta Gollini - l’ho ascoltata dagli spogliatoi prima di entrare, sono salito su per guardarlo e per godermi l’esibizione. Poi con Liberato eravamo tutti in campo: ho preso una sedia per vedere l’esibizione, è stata magica ed indimenticabile. La ricorderò per sempre, più passerà il tempo e più ci renderemo conto di quanto siano stati speciali quei momenti".
Infine ha concluso: "A fine carriera scelgo la strada della musica o del calcio? Non credo la musica, ma non so se seguirò la strada del calcio. Ad oggi non mi vedo in questo modo quando smetto, ma ci sarà sicuramente la musica. Dopo il calcio è la mia passione più grande, oggi ho una etichetta e aiuto i ragazzi a produrre, se potrò continuerò a farlo”.







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