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"Gli inglesi ci insultavano, noi reagimmo cosė". Il retroscena di Bonucci


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Pubblicato nella sezione Interviste
Gli inglesi ci insultavano, noi reagimmo cosė. Il retroscena di Bonucci

Leonardo Bonucci, difensore della Nazionale, ha svelato un retroscena prima della partita tra Inghilterra e Italia, finale di Euro 2020.


Il difensore della Juventus e della Nazionale di Roberto Mancini, Leonardo Bonucci, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di The Athletic: "Quello che ricordo prima di Wembley , soprattutto del prepartita è l’arrivo in pullman, dentro eravamo tranquilli, sereni, non c’era quella elettricità prima di una partita importante, noi eravamo rilassati c’era la musica in pullman. Arrivati allo stadio c’erano tanti inglesi che ci insultavano e urlavano contro e noi questa cosa l’abbiamo vissuta con serenità. Li guardavamo con sfida, come dire ‘oggi vi facciamo vedere noi’ prima della partita ho fatto il discorso alla squadra dicendo che se eravamo arrivati fino a li era per lo spirito di gruppo la voglia di sacrificarsi e perché non avevamo mai sentito la pressione di dover dimostrare qualcosa. Al contrario la pressione era sulle spalle degli inglesi, noi dovevamo pensare a divertirci e giocare la nostra partita perché poi il risultato sarebbe venuto come è arrivato nelle altre. Infatti anche dopo aver preso il gol la squadra ha continuato a fare la propria partita senza farsi impressionare dal contorno del campo e dal risultato. Tra primo e secondo tempo eravamo tutti consapevoli che l’avremmo portata a casa e che un gol l’avremmo fatto. Quando ho segnato credevamo di poterla vincere prima dei rigori. Abbiamo avuto un paio di occasioni aumentando la consapevolezza che potevamo vincerla. Ho visto paura negli inglesi, soprattutto nei supplementari avevano paura di prendere quel gol che li avrebbe messi ko. Poi i rigori sono stati una lotteria, ci hanno premiato ma siamo stati bravi per come li abbiamo tirati".


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Su Chiellini: "Mi ha colpito la serenità mentale di Giorgio che ha giocato col sorriso…ho visto solo un giocatore così, Ronaldinho, un trequartista non un difensore. Ha capito che questo europeo se lo doveva giocare con serenità, era l’ultima possibilità di giocare questa competizione, si è detto che l’unico modo era giocare con serenità e noi dovevamo trasmettere la stessa cosa ai giovani. Tanti sono giocatori importanti ma non con molte presenze a livello internazionale. Il nostro compito era portarli fino alla gara con la massima serenità. Nel pulman c’era musica, si rideva e scherzava. Poi nel momento giusto i leader più carismatici come me o Sirigu mettevano una riga. Ok, da ora non si scherza più. Da quando l’arbitro fischia tutti devono dare tutto. Non c’è più tempo per ridere e scherzare. Io a 34 anni e Giorgio a 37 sappiamo gestire la partita. Nei giovani non succede. Non hanno l’esperienza per farlo ma sapevano che su di noi potevano sempre contare per ridere e scherzare ma poi bisogna lottare insieme dall’inizio alla fine ed è quello il segreto che ci ha portato a voler stare sempre di più insieme. Non vedevamo l’ora di tornare a Coverciano per fare la grigliata del giorno dopo, per stare tutto il giorno insieme, vedere le altre partite nella sala video a commentare le partite, ridere e scherzare. Sono statti 45giorni bellissimi, proprio belli".


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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