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Giordano: "Era fatta con la Juve, dissi no. Poi andai al Napoli. Maradona e l'inspiegabile decisione di..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Giordano: Era fatta con la Juve, dissi no. Poi andai al Napoli. Maradona e l'inspiegabile decisione di...

Bruno Giordano, ex campione del Napoli, ha raccontato alcuni retroscena della sua carriera da calciatore.


Bruno Giordano, ex attaccante di Lazio e Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del portale Lebombedivlad.it. Ecco quanto dichiarato: "Quanto il coronavirus influenzerà i risultati tra campionato e coppe? Quanto, è difficile dirlo, ma sicuramente influenzerà. Questa volta le società sembrano più predisposte ad affrontare unite questo tipo di situazione. È chiaro che le squadre più attrezzate saranno avvantaggiate per via della rosa più lunga ma stavolta, rispetto al passato in cui sentivi allenatori lamentarsi di una o due assenze, sembra ci sia più unione tra le parti”.

È notizia di oggi, in casa Lazio, di un numero elevato di indisponibili per sospetto di contagio Covid. Al momento non ci sono conferme ufficiali ma in generale quanta responsabilità c’è nelle società e nei giocatori stessi in questo tipo di situazioni?


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“Le società mi sembra abbiano poche responsabilità perché stanno attuando al meglio le disposizioni delle autorità. C’è stato un problema con Juventus-Napoli che non è molto chiaro ma vedremo in futuro le eventuali responsabilità. Per quanto riguarda i calciatori forse dovrebbero cercare di limitare al massimo sia la cerchia di persone frequentata che le occasioni di rischio nell’ambiente privato come possono essere uscite nel tempo libero che sarebbero normali in un altro momento”.

La maglia biancoceleste le è rimasta attaccata addosso anche una volta appesi gli scarpini al chiodo. Dopo una doppietta a Pisa nel 1984, che salvò la Lazio dalla retrocessione, il suo passaggio alla Juventus era praticamente fatto per 5 miliardi. Ma Lei rifiutò. Questa cosa condizionò in qualche modo la sua carriera?

“No penso di no. Volevo rimanere alla Lazio ad ogni costo. Le cose poi non andarono bene l’anno successivo, la società era in cattive condizioni economiche e anche nello spogliatoio c’erano problemi. Retrocedemmo con una squadra sulla carta molto forte e a fine stagione andai al Napoli”.

Si è mai spiegato il motivo della mancata convocazione ai mondiali del 1986? Pensa che il vincolo di riconoscenza di Bearzot verso i suoi campioni del 82′ abbia influito o c’è dell’altro?

“È ancora inspiegabile il motivo per cui non feci parte della squadra che andò in Messico nel 1986. Feci addirittura parte della tournée, proprio in terra messicana, dell’anno prima in cui Bearzot provò la nazionale in altura. Disputai un grande campionato con la maglia del Napoli e, con tutto il rispetto per gli altri attaccanti che il c.t. portò al mondiale, quel posto lo meritavo”.

Fra pochi giorni Diego Armando Maradona compirà 60 anni. Lei ha avuto la fortuna di giocare insieme e di essere amico di un alieno del pallone. C’è un consiglio che si sentirebbe di dare a quei giocatori che, seppur a loro volta campioni, rischiano di essere messi in ombra dal grande fuoriclasse?

“Quando giochi con questi fenomeni di livello mondiale spesso accade che, anche senza volerlo, i compagni appoggino il gioco su di loro preferendoli a volte a situazioni più semplici. È una cosa inconscia. Diventa fondamentale la personalità del giocatore per non rimanere schiacciato cosi come il rapporto con il compagno. Essere amici semplifica tutto”.

C’è una scelta nella sua carriera che non rifarebbe?

“No non c’è, rifarei tutto. Quando andai alla Lazio c’erano anche altre società che mi cercavano ma ho scelto la maglia biancoceleste. Nel 1985 retrocedemmo e, nonostante tutto, sarei rimasto anche in B. La società allora però non poteva permettersi di tenere sia me che Lio (Manfredonia n.d.r.) e decisi di andare a Napoli. Ma se fosse stato per me non sarei mai andato via”.


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