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Giobbe Covatta: "Le battute sui napoletani? Nacque un comitato, volevano ucciderci"

Giobbe Covatta, artista molto amato dal pubblico, ai microfoni di Radio Amore Campania ha raccontato alcuni incredibili aneddoti della sua carriera.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

30/11/2021 19:17 - Interviste
Giobbe Covatta: Le battute sui napoletani? Nacque un comitato, volevano ucciderci

Giobbe Covatta, noto attore e scrittore partenopeo molto amato e apprezzato, è intervenuto ai microfoni de "I Tirapietre", programma condotto da Luca Cirillo, Donato Martucci e Francesco Capodanno, sulle frequenze di Radio Amore Campania. "La solita retorica su Napoli e su Maradona? Sono discorsi futili, la retorica a me non è mai piaciuta perché è un evidente sintomo di ignoranza in relazione all'argomento di cui si sta parlando. La lascerei alla cronaca, non alla cultura. Ricordi di Maradona? Non sono tifoso di nessuna squadra di calcio. Ricordo però la festa scudetto del primo scudetto del Napoli, ero in piazza con le bandiere perché mi piaceva il fatto sociale, la gioia collettiva più che il fatto sportivo in sè. Fu un'occasione di grande socialità, come lo sono sempre le manifestazioni popolari. La voglia di condividere un'emozione, ecco".

Poi ha ricordato il fortunato programma Tele Meno e lo spazio ironico "Tribuna politica": Frase "abbasso il razzismo, abbasso il napoletano"? A noi la Lega sembrava una cosa marginale, un gruppo di pazzoidi. Cavalcavamo la situazione facendo finta di essere leghisti e contro i napoletani. Sapete che a Napoli ad un certo punto qualcuno non colse l'ironia nei confronti della Lega e nacque un comitato che ci voleva uccidere? Siamo stati dei precursori in questo senso (ride, ndr.). Artisti a cui sono molto legato? Enzo Iacchetti e Francesco Paolantoni, i due colleghi con i quali mi sono trovato di più, tante volte prima di entrare sul palcoscenico io e Paolantoni ci guardavamo negli occhi e dicevamo: "A chello ca vene, vene". Vi racconto un aneddoto, la mia carriera è iniziata come animatore di villaggi turistici, a fine serata andavamo spesso a mangiare la pizza, quando tutti dormivano, una volta finita la tarantella. Stavo mangiando, ognuno faceva i fatti suoi, entrano due signori, uno fa all'altro: "Ma quello è Giobbe Covatta? Si sta facendo una pizza", il marito risponde: "E certo, è napoletano..." (ride, ndr), per tornare al fatto degli stereotipi e dei luoghi comuni. Amref? Stiamo tentando di promuovere i vaccini nel terzo mondo e nei paesi meno sviluppati, qualsiasi aiuto può arrivare in questa direzione, a noi fa grande piacere".

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