Giannini: "Maradona mi voleva nel suo Napoli, poi presero Romano. La morte di Ciro Esposito..."
Giuseppe Giannini ha ripercorso le tappe principali della sua carriera ai microfoni di Televomero nel corso di Terzo Tempo Calcio Napoli.

Giuseppe Giannini, ex calciatore della Roma e della nazionale italiana, con una breve parentesi al Napoli nelle stagione 1996-97, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di Terzo Tempo Calcio Napoli, trasmissione in onda su Televomero ed ha parlato anche di episodi del passato.
Prima di ogni cosa, ha raccontato il suo rapporto con la città partenopea: "Tornare a Napoli è sempre bello, sono stato poco, ma l’ho vissuta intensamente. Perché Napoli prende come piazza, affetto e calore. Ho dei ricordi bellissimi. Sono stato ospite a Castel Volturno e sono stati tutti cordiali e gentili. Mister Conte? Li ho visti bene, perché lui è un martello e quindi sono stato contento. Hanno leggermente spostato, nel calcio di oggi, il ruolo del numero 10 sugli esterni. Di solito è il giocatore che si sacrifica meno nel momento in cui una squadra perde palla. Quindi, viene messo sull’esterno e copre comunque un po’ di campo. Tante volte mi viene in mente Totti, con Zeman giocava alto a sinistra. Non ci sono molti numeri 10 in giro. Uno dei pochi in giro è Nico Paz".
Sulla bagarre Champions: "Alla fine, io penso che Inter, Milan e Napoli siano quelle più avvantaggiate che si giocheranno le prime tre posizioni. La Roma se la giocherà con la Juventus per la quarta posizione. Domenica sarà un turno favorevole alla Roma se riuscirà a battere la Cremonese, perché ci sono gli scontri diretti, ovvero Juve-Como e Atalanta-Napoli. Io spero ci sia la Roma tra le prime quattro a fine anno".
Ancora su Antonio Conte: "Penso riuscirà a organizzare bene la situazione anche con grandi assenze. Io sono rimasto ammaliato da quel che ha fatto l’anno scorso. Gli ultimi due mesi ha fatto qualcosa di incredibile, tutti credevano che l’Inter arrivasse davanti, ma alla fine lui è riuscito a tenere la barca dritta e all’ultimo a sorpassare i nerazzurri. Adesso fa un gran lavoro, oggi mi diceva che c’erano tanti infortunati e aveva tre-quattro Primavera aggregati. Io penso che stia facendo un gran lavoro".
Un ricordo di Diego Armando Maradona: "C'era tanta ammirazione. Quando arrivavamo al San Paolo e c’era una nuvola di poliziotti, vedevi che c’era Maradona che palleggiava nel riscaldamento. Era uno spettacolo, tirava questa palla sul muro negli spogliatoi e tutti lo guardavamo. Facevamo finta di fare stretching per guardarlo. È stato il più grande, va riconosciuto e va detto non solo da me, ma da tutti quanti. Lui venne a Roma per una manifestazione e andai a trovarlo in albergo, c’era anche Bagni. Mi aveva detto che gli sarebbe piaciuto se avessimo giocato insieme al Napoli. C’è stato un qualcosa un attimo prima che il Napoli acquistasse Romano. C’era stato un approccio. Poi il Napoli prese Romano e io rimasi a Roma. Ma mi aveva fatto molto piacere, dentro di me c’era orgoglio".
I momenti principali della sua avventura a Napoli: "L’arrivo al Napoli con Mazzone? Io ero in Austria in vacanza e Mazzone mi martellava tutte le sere. Ma doveva convincere Ferlaino e c’erano queste telefonate continue. Una sera mi disse che il presidente s’era convinto. Poi sono andato io a parlare con il presidente dello Sturm Graz, dicendogli che volevo andar via. Dopo una trattativa veloce mi ritrovai a parlare con Ferlaino. Sono venuto per Mazzone, tant’è vero che una mattina andai a Soccavo e non c’era il mister, perché s’era dimesso. Doveva venire Galeone che portava Allegri. Chiamai Ferlaino per andarmene, ma non mi voleva mandare via".
Sul gemellaggio Napoli-Roma: "È sempre stata una cosa nei miei pensieri e nella mia gioventù. Era bello il gemellaggio e il derby del sud. Vedevi le macchine che venivano da Napoli con i tifosi e viceversa. Poi si è perso tutto dopo quell’episodio disastroso e brutto. Mi piacerebbe rivedere due grandi tifoserie, due popoli che hanno calore e affetto. Mi piacerebbe rivederli non dico per dimenticare, perché non si può visto che la storia di Ciro Esposito è stata brutta e infame. Per noi dentro l’ambiente è stato brutto vedere non andare d’accordo due popoli che per mentalità sono simili".
"L’episodio con Conte in Lecce-Juventus? Non l’ho colpito - ricorda Giannini - ma Collina mi diede il doppio giallo. Se l’avessi preso davvero, sarebbe rimasto a terra. Invece lui fa un mezzo giro e alza la gamba. Non l’ho preso. Ho detto no alla Juventus insieme a Viola. L’ultimo anno a Roma andai via, mi chiamò Moggi per dirmi che mi proponeva un anno di contratto e io rifiutai. Non sarei andato per un anno. Lui mi disse che se avessi dimostrato di star bene, avrebbero prolungato. C’era anche la Fiorentina. Poi andai a Graz".
Un pensiero sulla sua carriera: "E' andata in quel modo e sono contento di ciò che è stato e che ho fatto. Uno deve sempre rapportarsi a quel momento. Io stavo a Roma, tifoso della Roma, meglio di così? Con il cambio di proprietà, Sensi mise delle condizioni e una di queste riguardava il mio addio. Il ritorno di Totti sarebbe importante. Questo fa pensare che gli americani sono svegli. L’immagine di Francesco nel club dà prestigio, sicurezza e affetto ulteriore da parte della gente. Totti è la storia della Roma, è quello che ha fatto più gol, ha iniziato e finito con la Roma. Può fare bene, assolutamente. È un esempio, l’attaccamento Francesco lo rappresenta benissimo. Una figura così è importante averla. L’appellativo Principe me l’ha dato Chierico, c’era Falcao che era il divino e io correvo a testa alta e disse che giocavo da Principe".
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Cremonese | 24 |
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