Giacometti: "Massimo Troisi fece un gesto incredibile per me, una sensibilità rara"
Sonia Giacometti, Financial Manager, è intervenuta nel corso dello speciale di Radio Amore Campania dedicato al grande artista napoletano.

Sonia Giacometti, Financial Manager nel mondo del cinema e della tv, ha raccontato ai microfoni di Radio Amore Campania, nel corso dello speciale "Nun ve scurdate 'e me" (in onda domani alle 9,20), uno straordinario aneddoto che riguarda Massimo Troisi in occasione del trentennale della morte avvenuta il 4 giugno del 1994. Queste le sue parole: "Nel 1982, avevo 20 anni e lavoravo alla Camera dei Deputati affianco a mio zio, che era parlamentare. In quel periodo, purtroppo, mio padre si ammalò gravemente di un tumore al polmone. Eravamo sei figli. Io e le mie due sorelle più piccole l’avevamo presa molto male, soprattutto io. Non uscivo più, non mangiavo, non curavo il mio aspetto fisico e giravo per casa sempre in tuta. Da sempre sono stata incapace di esternare le mie emozioni. Un mio caro amico attore mi disse che avrei dovuto tirarmi su, uscire e prendermi cura di me. Ma non riuscivo ad accettare la malattia di mio padre, e per di più mi avevano nascosto la reale entità della sua condizione. Una sera, però, successe qualcosa di incredibile".
"Ricevetti una chiamata a casa, all’epoca non esistevano i cellulari. Una persona disse di essere Massimo Troisi, ma parlava così bene l’italiano, senza alcuna inflessione dialettale, che non lo presi sul serio. Quando però iniziò a parlare in napoletano - racconta Sonia - lo riconobbi subito. Sapeva tutto di me, del mio disagio, della mia storia, e questo mi spiazzò completamente. Sapendo che non uscivo più di casa, mi disse che avrei dovuto prepararmi per andare da lui. Presi un taxi e lo raggiunsi nella sua meravigliosa villa a Piazza della Muse. Mi aprì la porta e, dopo poco tempo, scoprii una persona meravigliosa, di una sensibilità disarmante. Mi preparò una minestrina, mi incoraggiò a non lasciarmi andare e mi fece capire che avrei dovuto reagire. Poi mi mostrò la sua splendida casa, con una vista altrettanto spettacolare. Aveva persino un cinema dentro casa, con sedie e uno schermo gigante".
Infine ha concluso: "Ricordo che mentre mi parlava, sentivo continuamente un ticchettio, soprattutto quando ero vicino a lui. Credevo fosse un orologio nelle vicinanze. Invece, poi mi fece capire che era il suo cuore, già malato, sostenuto da un pacemaker. Dopo quell’incontro, dimostrò il suo interesse affinché mi riprendessi, attraverso quel mio amico attore che evidentemente era stato l’artefice di tutto quanto. Lo rividi altre volte e ogni volta rimasi colpita dalla sua sensibilità e dal fatto che tenesse a cuore la mia storia. Nonostante fosse al massimo della celebrità, era una persona estremamente umile, che non amava la vita mondana. Era sinceramente simpatico e puro, di una sensibilità fuori dal comune".
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