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Ghoulam: "Napoli? Storia bella, ero vicino alla Roma. Dopo la prima settimana volevo scappare"

Faouzi Ghoulam, ex terzino del Napoli, si è raccontato in una lunga intervista. L'algerino ha parlato del suo sbarco in terra partenopea.


Alessandro SepeAlessandro SepeDirettore responsabile

13/03/2026 09:19 - Interviste
Ghoulam: Napoli? Storia bella, ero vicino alla Roma. Dopo la prima settimana volevo scappare

Faouzi Ghoulam è stato uno dei terzini più apprezzati della storia recente del Napoli, un giocatore di altissimo livello però troppe volte limitato da problemi d'infortuni. L'algerino ha raccontato le sensazioni del suo sbarco in azzurro in un'intervista a Fanpage.


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La scelta di Ghoulam di trasferirsi al Napoli

Le parole di Ghoulam: "È una storia bella e un po' complicata. In quel periodo ero in trattativa con la Roma. Avevano iniziato il campionato in modo strepitoso con Rudi Garcia, facendo dieci vittorie su dieci. Mi volevano, ma non avevano i fondi per acquistarmi a gennaio, quindi l'idea era di bloccarmi per l'estate. Avevano detto al mio procuratore di aspettare la fine del mercato invernale per chiudere l'accordo con il Saint-Étienne per giugno. Poi, però, si è inserito il Napoli. Mio fratello, che era il mio agente, andò a parlarci a Roma. In quel momento stavo facendo una buona stagione e il Saint-Étienne voleva rinnovarmi il contratto. Proprio il giorno in cui stavo andando in ufficio dai miei presidenti per il rinnovo, mi chiamò Rafa Benitez. Il Napoli non aveva ancora fatto l'offerta ufficiale, ma Rafa iniziò a spiegarmi che mi voleva assolutamente. Ed è stato Napoli. Io, a dire la verità, di Napoli non sapevo molto, se non che era la città di Maradona, in famiglia siamo tutti suoi tifosi. Sapevo che erano appena usciti dalla Champions e che avevano una tifoseria incredibile. Dissi a Benitez che ero interessato, ma che c'era il Mondiale nel 2014 e non volevo rischiare il posto stando in panchina. Lui mi rassicurò: "Vieni, giocherai perché faccio molto turnover". Mentre ero ancora negli uffici del Saint-Étienne, arrivò il fax con l'offerta del Napoli. Dissi ai miei dirigenti: "Ecco cos'è questo fax. Io me ne vado". Non volevano crederci, ma alle quattro del mattino ero già su un volo per Napoli via Francoforte. Ho rinunciato anche a una percentuale sulla futura rivendita che mi spettava pur di chiudere. L'ho fatto volentieri ed è stata una scelta bellissima".


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Il primo ricordo di Napoli

"Il primo ricordo è che, appena arrivato, cercavo disperatamente il mare. Io vengo da Saint-Étienne, che è in montagna e il mare non ce l'ha. Appena atterrato a Napoli, però, non lo vedevo perché mi portarono subito da Capodichino verso Castel Volturno, facendo la strada interna. Quando finalmente arrivai a Pinetamare, vidi l'acqua, ma onestamente mi aspettavo qualcosa tipo Nizza, dove esci e hai il mare subito lì davanti. Poi, la realtà di Castel Volturno all'epoca era un po' diversa. Oggi la zona è stata molto rinnovata, ma allora l'impatto fu particolare. Diciamo che ero deciso. Sei mesi prima sarei dovuto andare al Torino, ma ero scappato perché avevo quasi "paura" della città. Con Napoli invece mi sono detto: "Andiamo avanti". All'inizio è stata dura, ma poi tutto è cambiato".

Il periodo dell'ambientamento

"Ti dico la verità: dopo il primo weekend volevo scappare. La prima partita la giocammo a Bergamo e perdemmo 3-0. Ma ciò che mi scioccò fu la cattiveria dei tifosi avversari. Io venivo dalla Francia, dove il pubblico non è così aggressivo. Anche al Saint-Étienne, per quanto il derby col Lione fosse sentito, non avevo mai visto nulla di simile. Arrivo in Italia nel 2014, abituato agli stadi francesi moderni pronti per l'Europeo, e mi trovo in uno stadio vecchio, con la gente che ci insultava e striscioni contro di noi fin sotto l'albergo. Chiamai mio fratello e gli dissi: "Ma dove mi hai portato? Stadio vecchio, tifoseria aggressiva… Posso tornare indietro?". Lui mi rispose che il mercato era chiuso e dovevo restare. E sei rimasto. Ci ho messo circa 6 o 7 mesi per capire la storia del contrasto Nord-Sud e la "lotta di classe" che c'è in Italia. All'inizio, a 22 anni, senza parlare la lingua, non capivo perché fossero così aggressivi con me. Poi ho capito che io rappresentavo una città e un popolo. La svolta è stata una partita di Coppa Italia a Roma: si fece male Réveillère, entrai io, e lì, vedendo il livello tecnico degli avversari e dei miei compagni, capii che se avessi perso la concentrazione un solo istante sarei stato "morto"".

La svolta dopo la sfida con il Milan

"Dopo la sfida col Milan in casa (3-1, ndr), ebbi la conferma definitiva di aver fatto la scelta giusta. C'è stato qualche compagno che ti ha aiutato ad ambientarti? All'inizio parlavo poco l'italiano. Mi aiutarono molto Gökhan Inler, Behrami e Dzemaili perché parlavano francese. Fortunatamente, avendo studiato spagnolo a scuola, riuscivo a comunicare con Benitez e con i compagni spagnoli. Dopo sei mesi arrivò anche Kalidou [Koulibaly], che per me è come un fratello. Ma quel Napoli era davvero una famiglia: non c'erano gruppi separati, ci accettavano tutti. Se abbracci il progetto, a Napoli diventi subito uno di loro".


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Alessandro SepeAlessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.
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