Garzelli: "Ero devoto a Pantani, come Maradona per i giocatori del Napoli"

L'ex ciclista della Mercatone Uno ha raccontato il suo rapporto con Marco Pantani, formidabile scalatore romagnolo.
Stefano Garzelli, vincitore del Giro d’Italia 2000, compagno e amico di Marco Pantani, ha parlato Gazzetta alla dello Sport. Domani 14 febbraio è l’anniversario della morte del Pirata. "Marco Pantani è stato un pezzo della mia vita. È stato un pezzo della vita di ognuno di noi. Un mese fa, esco in bici. Vado piano. Mi sorpassano due-tre cicloamatori in salita, io dico ‘ora mi metto dietro e non mi faccio staccare’. Non sapevano chi fossi io. Vedono che non mi stacco e fanno ‘Oh, dai Pantani’. Capito? Non hanno citato Valverde, Contador, Indurain. No. Pantani. Perché tutti, ben oltre i confini dell’Italia, sanno chi è stato Marco. Tutti".
Poi aggiunge: "Lei mi ha chiamato per ricordare Marco, non per altro. Ne parliamo ancora a vent’anni dalla morte. Non solo per i risultati sportivi, questo è chiaro. Per il carisma, il modo di essere, le fragilità. Era ‘magnetico’. Affascinante. Nonostante parlasse poco. Ma quando parlava, lasciava il segno, sempre. Mi restava l’impressione che i giornalisti, quando dovevano intervistarlo, ne avessero soggezione. E tanti suoi colleghi poi me lo hanno confermato".
Garzelli e Pantani compagni nel 1997, alla Mercatone Uno, fino al 2000. "Quella squadra fu creata attorno a Marco. Io mi sentivo ‘devoto’ a lui. E come me, gli altri. Un paragone con quello che dicevano di Maradona i giocatori del Napoli e dell’Argentina degli anni 80? Potrebbe essere. Non era solo un capitano. Per noi era naturale che la nostra vittoria fosse il coronamento di un risultato di Marco".








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