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Galeone: "Se devo scegliere un Dio del calcio faccio un solo nome"

Giovanni Galeone nel corso di una intervista ha messo in evidenza la sua preferenza sul più grande calciatore di tutti i tempi.


Gaetano BrunettiGaetano BrunettiGiornalista

06/09/2024 15:18 - Interviste
Galeone: Se devo scegliere un Dio del calcio faccio un solo nome

Giovanni Galeone, ex allenatore del Pescara ha sempre avuto un debole per un calciatore in particolare e nel corso di una lunga intervista ha spiegato anche il motivo: "Distinguerei due epoche: Pelé è stato il più grande dai mondiali in Svezia del ’58 fino alla vigilia di quelli messicani dell’86, poi inizia l’era Maradona. Ma se devo scegliere un solo Dio del calcio dico Diego. Premetto di aver avuto la possibilità di ammirare tante volte Pelé, dal vivo e in televisione, ma quel che ho visto fare a Maradona non l’ho visto fare a nessun altro, neanche al brasiliano. Era un piacere per gli occhi, un miracolo ogni sua giocata. Allenavo il Pescara in serie A quando affrontammo a casa nostra il Napoli. Preparando la partita con i miei giocatori mi rifiutai di applicare sull’argentino una marcatura fissa o come spesso facevano i miei colleghi una doppia marcatura: il più delle volte, due mastini che gli saltassero alle caviglie appena prendeva il pallone".

"«Ma cosa volete marcare Maradona», dissi, «lasciate perdere, cerchiamo di controllarlo a zona, impedendo se possibile che riceva i rifornimenti». Una tattica valida, che nascondeva un altro inconfessabile pensiero: da esteta trovavo un affronto farlo marcare. «Non capita sempre di giocare contro Maradona», pensavo, «al 95% perdo ugualmente, almeno mi voglio divertire vedendolo giocare». Perdemmo infatti, ma solo 1 a 0 e non segnò Diego ma Giordano. In pochi sanno che fui anche vicinissimo ad allenarlo. Luciano Moggi più di una volta durante un’estate mi chiamò per dirmi: «Il piccoletto vuole te». Io praticavo un gioco aperto, rischioso, sfrontato che a Diego piaceva".


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"Purtroppo non se ne fece niente e quando ebbi l’opportunità di allenare il Napoli, lui non c’era più e di fatto non c’era più neanche il Napoli. Sul Maradona giocatore qualsiasi commento è superfluo; riguardo l’uomo non entro nei problemi di droga che l’hanno e credo continuino ad affliggerlo, ma voglio ricordare che nel rapporto con i compagni Diego era un vero leader, generoso e leale. E gentile anche con gli altri: una volta lo incontrai per caso in un locale a Napoli. Ero con mia moglie, Diego sedeva a un altro tavolo, appena mi vide si alzò, venne a salutarmi e poco dopo fece mandare al nostro tavolo una bottiglia di champagne. Uno champagne di altissima classe, speciale: come il calcio che ci ha regalato". 


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Gaetano BrunettiGaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, da sempre amante del giornalismo, in passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Si definisce un reporter libero, on the road.

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