Foja: "Vi presentiamo 'Miracoli e rivoluzioni'. Mertens fondamentale. Spalletti, Maradona ed Eduardo..."

La redazione di AreaNapoli.it ha intervistato Dario Sansone, voce e chitarra di Foja a pochissimi giorni dall'uscita di "Miracoli e rivoluzioni".
I Foja sono fra i principali esponenti di un nuovo sound che, partendo da un forte legame con la tradizione folk napoletana, si arricchisce di contenuti e suoni contemporanei. Hanno realizzato tre album in studio e partecipato a diverse colonne sonore di lungometraggi di animazione, fra cui spiccano le canzoni realizzate per "L’Arte della felicità" e "Gatta Cenerentola", entrambe candidate al David di Donatello come migliore canzone originale. La redazione di AreaNapoli.it ha intervistato Dario Sansone, voce e chitarra del gruppo, pochi giorni prima dell'uscita del nuovo album delle band dal titolo "Miracoli e rivoluzioni".
So che avete il Napoli nel cuore, cosa rappresenta per voi la maglia azzurra?
"Una grande passione e la rappresentanza in qualche modo anche del nostro spirito. Il Napoli ci dà gioia, ci fa gridare. Dimentichiamo anche le difficoltà quando la nostra squadra del cuore è in campo, siamo completamenti presi dalle partite degli azzurri".
Il Napoli è in piena lotta scudetto. Quali sono stati i punti di forza dei partenopei e cosa è invece mancato?
"Sicuramente il gruppo, composto da calciatori molto uniti tra loro. Grande merito va inoltre attribuito a Luciano Spalletti perché è riuscito a motivare tutti. Non abbiamo vissuto momenti di tensione come è accaduto anche in passato. Per quello che concerne i punti deboli, chiamerei in causa la sfortuna. Tra assenze e Covid non è stata una stagione semplice per noi. Probabilmente non abbiamo ancora una rosa in grado di affrontare al meglio tre competizioni ai massimi livelli. Probabilmente se avessimo canalizzato le nostre energie solo sul campionato avremmo fatto anche meglio. Ma a questo punto bene così, i risultati della squadra sono molto lusinghieri e ne siamo felici".
Hai citato Luciano Spalletti, ma so che in passato, come un po' tutti i napoletani, hai amato il gioco di Maurizio Sarri
"Da Sarri in poi non mi affeziono più a nessun allenatore. Finché Spalletti non porta a casa lo scudetto non voglio saperne nulla (ride, ndr). Il mister toscano ha esperienza, è un grande comunicatore, sa come farsi ascoltare. E lo ripeto: con la rosa a sua disposizione sta facendo sicuramente un grande lavoro. Inoltre ha avuto l'indubbio merito di riconquistare la fiducia e l'affetto dei tifosi e non è facile unire tutti in una città per certi versi complicata come la nostra".
Chi vedi nel futuro del Napoli e chi invece ritieni non possa fare parte del progetto?
"Alla luce di quanto stanno facendo gli azzurri in questa stagione terrei tutti. Sono calciatori che ci stanno mettendo l'anima. Ritengo però due calciatori imprescindibili per questa squadra: Mertens e Koulibaly. Sono calciatori forti, ma anche dotato di una grande leadership. Discorso simile per Giovanni Di Lorenzo: è un giocatore molto importante".
Nel vostro nuovo disco "Miracoli e rivoluzioni", in uscita venerdì otto aprile, è presente anche Alejandro Romero, guest internazionale nella rilettura in napoletano di un classico come “A mano ‘e D10S”. Come è nata tale collaborazione e cosa ha lasciato il grande Diego a un tifosissimo del Napoli come te?
"Diego Armando Maradona ha lasciato tantissimo: è uno degli ultimi rivoluzionati che abbiamo in città e la sua figura è sempre stata vicina a quella degli ultimi. Diego è riuscito a portare il nostro Napoli ai vertici del calcio mondiale. Quando andiamo in tour all'estero, molti stranieri ci dicono di conoscere Napoli anche perché è stata la città che ha ospitato l'ex Pibe de Oro. Per quello che invece concerne Alejandro Romero, feci il riadattamento della sua canzone "La mano de Dios". Lui l'ha ascoltata, gli è piaciuta e abbiamo deciso di incidere insieme una nuova versione. La nostra idea era quella di fare una sorta di gemellaggio tra il popolo argentino e quello napoletano in onore al grande Maradona".
Abbiamo parlato di Maradona, non possiamo non citare un'altra grande icona di Napoli: Eduardo. Nell'incipit di "Nunn’e’ ancora fernuta" scrivi: "A furia ‘e dicere ca è cos’e niente addiventamme niente", un richiamo evidente al grande drammaturgo (e non solo) nel suo monologo tratto da Peppino Girella
"Sì, hai ragione: la mia è volutamente una citazione. Non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti dei grandi. Eduardo è ancora oggi un grande punto di riferimento per noi, ci fa riscoprire la nostra essenza, ciò che siamo. E non poteva mancare in un album, Musica e rivoluzioni, che indaga sia su aspetti sociali che su quelli sentimentali. Bisognava cominciare con il piede giusto e come non partire da Eduardo?".
Nella vostra musica c'è folk, rock, blues, pop, country, la canzone classica partenopea. Sbaglio se dico che Miracoli e rivoluzioni è il disco della maturità dei Foja. Radicato a Napoli, ma allo stesso tempo aperto al mondo?
"Il nostro progetto è nato circa quindici anni fa ed è naturale che siamo sempre in evoluzione. Noi abbiamo cercato di miscelare le nostre radici aprendoci anche alla contemporaneità. Non siamo statici, ma siamo aperti alle contaminazioni, cerchiamo di migliorarci sempre. Se dici così, evidentemente, Musica e rivoluzioni ha raggiunto il suo scopo e ne siamo felici".
Hai parlato di contaminazioni. Nel nuovo disco ci sono tante collaborazioni: da Enzo Gragnaniello a Clementino passando per Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti al pianoforte di Lorenzo Hengeller oltre al già citato Alejandro Romero e alla poesia di Alessio Sollo ne "L’Urdema Canzone"
"Noi pensiamo che lo scambio tra artisti, anche differenti, possa essere solo positivo, produrre storie nuove. Abbiamo coinvolto artisti ai quali siamo molto legati sia per umanità che per la reciproca stima artistica. Con Clementino ed Enzo Gragnaniello c'è un rapporto di grande amicizia. Davide Toffolo è un disegnatore come me. Non c'è nulla di costruito ad arte, non è un disco modaiolo che ha come unisco scopo quello di fare numeri. Questo è un cd di cuore, sudore e anima".
I Foja sono stati i primi a rompere il muro delle convenzioni, suonando musica rock al San Carlo, con lo spettacolo “Cagnasse tutto”. Avete un altro sogno nel cassetto oltre allo scudetto del Napoli naturalmente
"Dopo il San Carlo, ci piacerebbe esibirci in uno stadio che fino a poco tempo fa era dedicato a un altro santo (il San Paolo, ndr) e che oggi si chiama invece Diego Armando Maradona. Ci siamo stati in qualche occasione per fare delle foto, ma suonare al Maradona sarebbe un sogno, magari anche solo per cantare la canzone dedicata a Diego".
Un saluto di Dario Sansone a tutti i lettori di AreaNapoli.it
"Un saluto da parte mia e dei Foja a tutti i lettori di AreaNapoli.it e aspettateci perché ci vediamo presto".
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