Feltri confessa: "Suonavo il piano e allestivo le vetrine. Ho fondato Libero, non avevo una lira..."
In un'intervista al Corriere della Sera il giornalista Vittorio Feltri ha raccontato alcuni retroscena sulla sua vita.

Intervistato in esclusiva da Il Corriere della Sera, Vittorio Feltri ha ricordato così la sua infanzia e gli inizi da giornalista: "Non conoscevo nessuno, mi aveva voluto Angelo Rizzoli. Aprii la busta del contratto e lessi che lo stipendio era di un milione di lire, chiamai mia moglie e mi disse di tornare a casa che avrebbe controllato. Ho dovuto iniziare a lavorare a 14 anni, dopo la terza media, ero rimasto orfano a 6 anni e mia madre doveva mantenere tre figli. Il lavoro non bastava”.
Sul caso Enzo Tortora: “Capii che i magistrati non conoscono il latino, altrimenti avrebbero applicato il principio de ‘in dubio pro reo’. Smetterò di lavorare quando mi accorgerò che non capisco più niente e quel momento si sta avvicinando. Ma se anche voi guadagnaste quanto guadagno io non vorreste smettere”.
Poi sui lavori svolti da giovane: "Suonavo il pano ma ho perso qualsiasi abilità con le dita e con la testa. Ho fatto anche il vetrinista e mi ha aiutato con le prime pagine che sono come le vetrine per attirare i clienti”.
Chiusura di Feltri sulla fondazione del quotidiano Libero: "Non avevo una lira. Poi ho venduto la baracca agli Angelucci e ci ho fatto un sacco di soldi, se non è volgare dirlo".
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