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Fagioli racconta: "Il gioco mi aveva divorato la vita, era diventato un incubo"

Il centrocampista della Juventus racconta: "Per anni ho tenuto questo segreto di fango solo per me, ora posso parlarne".


Alessandro SepeAlessandro SepeDirettore responsabile

30/05/2024 09:54 - Interviste
Fagioli racconta: Il gioco mi aveva divorato la vita, era diventato un incubo

Nicolò Fagioli è tornato a rivedere la luca dopo la squalifica per il caso scommesse. Il centrocampista della Juventus, preconvocato da Luciano Spalletti per Euro2024, ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. "Se i miei compagni di squadra mi hanno aiutato? Sì, in primo luogo la società: rinnovandomi il contratto mi ha dimostrato grande fiducia e vicinanza. Poi mister Allegri e i compagni. Penso a Locatelli, Gatti, Chiesa, Bremer, Vlahovic. Per il resto, con l'aiuto dello psicologo, ho combattuto. Per evitare la tentazione di sporgermi dalla balaustra sul vuoto, ho riempito le giornate dopo gli allenamenti: tennis, padel, sedute di analisi, incontri con le scuole. Per anni ho tenuto questo segreto di fango solo per me, ora posso parlarne".

Fagioli è tornato a parlare delle scommesse: "È cominciato tutto come un gioco. Scommettevo, tanto, ma non sulla mia squadra o su di me. Non volevo violare dei principi ai quali credo. So che sembra grottesco che io usi questa parola, ma per me è importante. Pensavo che giocare al calcio e alle scommesse, se le due rette non si incrociavano, non fosse grave.  Non ho fatto male allo sport, non ho condizionato risultati o leso diritti di altri".


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E poi ha aggiunto: "So che io non ho smesso e non smetto di combatterla. Sarei un bugiardo se dicessi che non riaffiora, che non fa sentire ogni tanto il suo canto seducente. Ma ora lo domino pensando semplicemente a quanto male mi ha fatto. E so che non esiste "lo faccio una volta sola" perché quella biscia ti avvinghia e non ti molla più. Penso ora che il gioco sia una cosa da sfigati".

Infine, Fagioli ha raccontato le lacrime nella sfida contro il Sassuolo della passata stagione: "Quando sono scoppiato a piangere, nella partita con il Sassuolo, non era solo per aver messo in difficoltà la mia squadra, ma perché in quel momento è scesa una cappa nera, tutto mi sembrava negativo, tutto scuro. Avevo sbagliato un pallone, ma il mio errore più grave era dentro di me. Il problema è che non ero più padrone di me stesso. Il gioco mi aveva divorato la vita, era diventato un assillo, un incubo. Lo so che sono un ragazzo fortunato, che ci sono miei coetanei in condizioni più drammatiche della mia, che non ho titolo per invocare comprensione. Ma non voglio neanche essere ipocrita. Sono stato inghiottito da un vuoto che non guarda in faccia nessuno,  non distingue per classe sociale, non premia né assolve in base al talento. Mi sentivo soffocare ma non trovavo il modo di venirne fuori". 


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Alessandro SepeAlessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.

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