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Esports Revolution, da Napoli un team di gamer per il riscatto sociale: "Il progetto nasce per passione"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Esports Revolution, da Napoli un team di gamer per il riscatto sociale: Il progetto nasce per passione

Un team di ragazzi del mondo eSport che grazie alla passione per il gaming hanno ottenuto grandi risultati. Di seguito, vi proponiamo l'intervista ai microfoni di Areanapoli.it.


Il mondo del "gaming" cos’è? Tanto per cominciare significa "videogiochi". Per la maggior parte delle persone, a praticarli, sono solo dei nerd fannulloni perditempo, incollati a un divano o a una sedia, davanti a un monitor e un joystick tra le mani. Per qualcuno, invece, la questione ha radici più profonde e non può essere liquidata generalizzando. Al contrario, il tema va esaminato nei minimi dettagli. Un esempio? Nel variegato mondo dell’intrattenimento digitale, non sì può fare a meno di parlare degli “eSport” - in italiano, sport elettronici - dove, per alcuni, il divertimento si è “evoluto” in una vera e propria professione. Sicché il player diviene “pro-player”. A chiarirci i risvolti di questo “upgrade”, ecco - ai microfoni di Areanapoli.it - i partenopei Diego Trinchillo e Andrea Ferrara, del team Esports Revolution: una compagine a tutti gli effetti ma, appunto, di sport elettronici. In particolare, ci racconteranno di FIFA: il famosissimo simulatore di calcio virtuale, giocabile su consolle Sony Playstation, Microsoft Xbox, Nintendo o computer.


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“Il team è stato fondato più di tre anni fa - afferma Diego Trinchillo - da altri due ragazzi: Alessandro Fortunato e Antonio Mercogliano, popolare, sul web, con l’alias “Tony Tubo”. Questo era un progetto nuovo che, però, non si evolveva. Poi, data la mia passione per il gaming, visto che gioco da sempre ai videogiochi, ho deciso di contattare Antonio e gli ho spiegato le mie intenzioni su ciò che volevo mettere in atto e così abbiamo deciso di intraprendere questo percorso insieme, nel 2019”. 


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“Il progetto - continua Diego - nasce per la passione che c’è intorno al gaming e alla voglia di riscatto per i gamer, spesso emarginati in diversi contesti sociali, più che di rivalsa sul piano economico. Anche perché, se dovesse diventare un lavoro vero e proprio, lo scopriremo solo in seguito”.

Diego, pensi che il mondo dell’eSport sia ancora visto con grande scetticismo? 

Allora, questa è una domanda la cui risposta va divisa in due. Sarà una mia impressione ma i primi a mostrare scetticismo nei confronti del settore, siamo proprio noi che vi prendiamo parte. Ti spiego: le figure professionali nel mondo dell’eSport sono avventate. Vivono il contesto come fece - per usare un parallelo calcistico - l’ex patron dell’Inter, Massimo Moratti: conduceva la sua presidenza con molta passione ma, a mio avviso, senza alcuna progettualità. Nessuno si adopera per fornire una traccia imprenditoriale, per far sì, ad esempio, che si creino posti di lavoro. In compenso, si continua a parlare di cifre astronomiche, di investimenti o di conti che non tornano, almeno per chi vive questa realtà internamente. Dall’esterno, invece, complici anche i fan del settore, sembra che chiunque ci entri, possa guadagnare fiumi di danaro. Ma, non è così. 

Il mondo del gaming e degli eSport sono, dunque, divisi? 

Il primo è in espansione. Lo dice anche l’ultima acquisizione di Microsoft con Activision (società che ha prodotto il famoso videogioco di guerra "Call of duty"; ndR) e l’eSport è quella piccola fetta che rientra nella branca del gaming. Ciò nonostante, quelli che giocano in maniera professionale sono pochi. E pare sia difficile avvicinare tutto il gaming agli eSport. È un po’ come calcetto e club di calcio: due cose separate. Il calcetto vanta milioni di appassionati ma i professionisti che competono per la massima serie sono di meno. Per questo dico che il gaming è il calcetto: utenze di tutti i tipi e di tutte le età.

Ma nessuno ha mai pensato di istituire una federazione?

Le competizioni per gli eSport non sono ancora regolamentate.Non c’è una lega. Prima dicono che l’hanno creata, poi, se vai a fondo, scopri che non vi sono linee guida, che non esistono degli eventi ufficiali in Italia. Ogni ente organizza il proprio campionato. Se parliamo, invece, di una progressione dal punto di vista della percezione, allora sì. Ci aiutano molto i media, dando luce a quello che è la realtà.

Insomma, siete ancora ai primi vagiti.

Siamo ancora agli albori, secondo me, Gli eSport dovevano esplodere dal 2012. Non è detto che non accadrà in un prossimo futuro, ma occorre comprendere che cosa s'intende per esplosione: economica, mediatica? Sull'appeal che può dare dal punto di vista dell'intrattenimento sono fiducioso: far si che ci siano competizioni seguite quanto il calcio è difficile, ma non impossibile.

In questo senso non ritieni che un passo in avanti sia stato compiuto dal momento in cui alcuni eventi eSport sono stati trasmessi da Sky? 

Sono dei test, secondo me, che Sky sta facendo per sondare se l’eSport possa avvicinarsi alla tv tradizionale. Però questo primo esperimento è fallimentare, perché gli appassionati sono comunque abituati ad interagire. È difficile credere che le persone stiano lì, davanti alla tv, a guardare passivamente: vogliono commentare, devono scrivere, dire la loro. Sia chiaro, quando trasmettono una partita di calcio virtuale su Sky, io la guardo volentieri, ma non si può prescindere da questa mia considerazione. D'altra parte, questo è un movimento nato sui social. C’è, quindi, una interazione che la televisione non può dare. 

Un plauso, allora, a Twitch che ha recepito questa esigenza?

Esatto! Su Twitch si può fare questo: anche se in remoto, puoi commentare uno youtuber, uno streamer o un content creator che trasmette in live streaming i videogiochi. Il punto di vista di Diego, invece, è diverso: lui non è fan dell’interazione digitale, ma per me gli eventi, le partite, le competizioni degli eSport dovrebbero essere trasmessi dal vivo. Ci devono essere eventi fisici, con un palco e un megaschermo, oppure all’interno di uno stadio. Echi fosse davvero interessato potrebbe restare lì, comodamente e gratuitamente seduto e libero di comunicare con altri appassionati spettatori. 

Questa, quindi, la tua soluzione?

Sì. Parlo da presidente di una società eSport: se vogliamo fare il salto di qualità si devono progettare eventi live. Per quanto può sembrare in controtendenza. Certo, non appena la situazione sanitaria ce lo permetterà, qualora si organizzassero eventi fisici, la gente sarebbe disposta a guardarli da vicino e non più a distanza, dietro il monitor di casa. È la medesima differenza che intercorre tra guardare la partita di calcio in tv e allo stadio: le persone si emozionano di più recandosi negli impianti sportivi ad ammirare la propria squadra del cuore, dal vivo.

I vostri pro-player con quali videogiochi risultano più a loro agio?

Prevalentemente quelli calcistici, che sono tra i più seguiti in Italia. FIFA, in particolare, anche perché abbiamo trattative aperte con alcune società di calcio. L’Empoli ne è un esempio. In base, dunque, alla collaborazione con la squadra toscana dobbiamo essere pronti ad avere il pro-player o il giocatore competitivo, sia su FIFA che su PES (Pro Evolution Soccer, ora "Efootball pro"; ndr). Inoltre, trattiamo Rocket League - è un gioco nel quale credo molto -, Fortnite perché è il videogioco-evento per eccellenza ed è quello che ha più seguito. Anche Clash Royale ci vede impegnati. Stiamo, poi, cercando di espanderci su Magic Arena, Virtual Tennis, Virtual Regatta con il quale abbiamo partecipato pure al mondiale olimpico. L’unico gioco che è considerato uno sport virtuale a tutti gli effetti.

Come è nata la vostra partnership con l’Empoli?

È storica, nasce nel 2018 la collaborazione. La partnership si deve ad Antonio e Alessandro. Peraltro, è stata una delle prime società calcistiche italiane a manifestare interesse in un progetto eSport, per cui onore al merito per ciò che hanno fatto. 

Per quanto riguarda il videogame FIFA, edito da Ea Sports, ritenete che ci siano degli aspetti che vadano migliorati? 

Non è né da migliorare, né da modificare: va buttato nel cestino dei rifiuti. Io sono un amante dei simulatori per pc e FIFA non lo è. Non si avvicina alla realtà. Al contrario, Efootball ci riesce, benché sia strutturato malissimo. 

Chiediamo ad Andrea Ferrara, invece, come è iniziato il suo percorso con FIFA e i videogiochi in generale.

Quando iniziai, era PES il più popolare e fu passione da subito. Trascorrevo ore, con i miei amici o con mio fratello. Poi, sono passato a FIFA e alla modalità FUT (FIFA Ultimate Team; ndr) che mi ha coinvolto di più e che è quella che attira un sacco di persone.

Ultimate Team ti permette di creare una squadra con una valuta virtuale che viene chiamata “credito" (o FIFA coin). Si potrebbe definire una specie di fantacalcio. Puoi realizzare la rosa dei tuoi sogni partecipando a una sorta di mercato.

Spieghiamo come si acquistano i “crediti” di cui parli. 

Esattamente come accade nelle figurine Panini, l'utente può acquistare dei pacchetti, con l'unica differenza che, qui, le bustine sono virtuali. Apri la bustina e, se la fortuna ti assiste, troverai un campione da aggregare alla tua rosa. I pacchetti possono anche rappresentare un bonus, guadagnato grazie a un risultato ottenuto attraverso due modalità di gioco, chiamate "Fut Champions Week End League" o "Division Rivals". In ultimo, i calciatori possono essere pure messi all'asta, stabilendo un prezzo di partenza, proprio come accade, nel calcio-mercato vero. . e vendendo i giocatori". 

Chiariamo, al profano, che la modalità Fut Champions Week End League si disputa ogni fine-settimana. Vi possono partecipare i possessori del videogioco FIFA, in tutto il mondo. Ciascun player è chiamato a disputare 20 match (prima erano 30 e, in passato, 40). 

Esattamente! Nel 2017 è nata la WL (acronimo di Fut Champions Week End League; ndr). Giocandola, comprendi il tuo livello. All'epoca in cui si giocavano 40 partite, mi capitava di vincerle tutte. 

In pratica WL è stato il tuo trampolino di lancio per diventare un pro-player, un giocatore professionista di FIFA?

Proprio così. Dalla release 2017 di FIFA, in poi, grazie al Fut Champions, c’è stato un boom di utenze, perché questa competizione ti mette alla prova, ti fa capire qual è il tuo grado di abilità ed è proprio per questo che affascina i player di tutto il mondo. E, sì, hai detto bene. È la modalità che ti permette di accedere ad un livello competitivo. Inoltre, un determinato risultato ti concede di partecipare alle qualifiche per degli eventi internazionali. Ciò nonostante, quest’anno l’EA ha avuto l’idea di stravolgere tutto: le Division Rivals erano la modalità che ti permetteva di accumulare crediti per potenziare la tua squadra e, invece, con FIFA 22, questa opportunità, ora, si deve a FUT.

Andiamo, allora, ad analizzare come si diventa un pro-player, a tutti gli effetti.

Una volta compreso il mio potenziale, a quel punto, mi sono guardato intorno nella speranza di trovare un team eSport. Dopo una breve parentesi che mi è, comunque, stata utile per acquisire un po' di notorietà, sono passato con Esports Revolution con cui ho iniziato il "competitive". 

Tutto qui?

No. Oltre alle abilità nel gaming, occorre un po' di astuzia: devi farti conoscere filmandoti mentre giochi...

... in modo da attirare un potenziale sponsor?

Bravo! Oppure una squadra di calcio che ti vuole ingaggiare.

Tu, però, sei un campione anche in un'altra modalità targata FIFA. Il Pro Club, non è così?

Sì. Ti permette di formare una sorta di club calcistico virtuale. Infatti, si pratica con un massimo di 11videogiocatori sul pitch virtuale. Esattamente come farebbe una vera squadra di calcio, ci alleniamo giocando online, dandoci appuntamento sulla piattaforma offerta dalla PlayStation, organizziamo competizioni vere e proprie con altri team. Ci sono anche i panchinari. Noi, infatti, abbiamo una rosa di 13-14 giocatori. Insomma, c'è tutto quello che puoi trovare nel calcio vero. Tra l'altro è una modalità di fruizione che mi diverte di più, anche perché mi occupa meno tempo. Peccato che sia sottovalutata, perché si potrebbero organizzare tantissime cose. In Italia, c’è una community di 3-4mila persone circa che gioca assiduamente e segue le vicende degli altri team. È quanto di più vicino allo sport reale, perché giochi con gli amici.

Si è obbligati a parteciparvi in undici?

No. Puoi anche partecipare con 3-4 persone: tramite le impostazioni, puoi regolare il limite di giocatori da incontrare.

Perché hai deciso proprio di specializzarti come pro-player su FIFA e non su un altro videogioco?

La scelta si basa sul fatto che io sono amante del calcio. In precedenza, come ho detto, giocavo con FIFA e Pro Evolution Soccer. Però, ho notato che sul primo ero più forte ed è così che ho trovato la mia strada. 

Sei solo appassionato di calcio o segui altri sport? 

Mi piace il basket. Seguo molto, infatti, il Napoli Basket. Ti confesso che il mio sogno era di diventare un pro-player di NBA (edito da "2K Games"; ndr), ma non sapevo da come cominciare. Peraltro, ora sono in ritardo. E, quindi, ho lasciato stare. 

A che età hai iniziato a giocare a FIFA? 

La prima edizione con cui ho giocato è quella del 2004 ma ho sperimentato anche le release precedenti, come FIFA 98 o la 2002, sul PC.

Tu, però, nonostante la tua passione per i videogame non hai trascurato gli studi, dico bene?

Sì. Sono laureato in statistica. Lo studio non mi leva troppo tempo al gioco. 

Lo reputi un piano B? 

Direi di no. L’apprendimento prima di tutto. So di non poter vivere di questo.

Ad un bambino che vuole approcciare al mondo degli eSport, che consiglio daresti?

Dedicarsi al gioco le ore che ci vogliono, in base alle proprie capacità, per apprendere le meccaniche. Se uno impara subito, poi, ci si può allenare una volta ogni tanto. Sicuramente è importante anche fare altro, perché bisogna avere la testa sgombra. Se è una cosa che ti fa star bene, io dico, continua a giocare; se inizia a diventare un problema, devi smettere. Poi, secondo me, devi possedere un talento di base, senza il quale, anche con la massima costanza e impegno, non arrivi ad alti livelli.

Chi è, a tuo giudizio, il pro-player più forte in Italia? 

Lucio Vecchione, in arte HHzerS. Lo è pure a livello internazionale. Anche se, qualcuno del nostro team, può ambire tranquillamente ad essere il più forte al mondo.

Diego, qual è l'aspetto più deleterio del videogame FIFA?

Il business che è stato creato intorno ad esso: non è possibile che, a causa degli acquisti in-app - dei quali ha parlato Andrea - il videogiocatore sia sollecitato a spendere cifre esorbitanti, se vuole attrezzare la propria rosa di calciatori virtuali di livello top, per poter, poi, sperare di competere.

Raccontaci il momento in cui Esports Revolution ha deciso di ingaggiare Andrea Ferrara? È un contratto a tutti gli effetti con un regolare stipendio, come avviene tra presidenza e atleti di una società sportiva?

Sì. È un contratto vero e proprio. Il player è come se fosse l’allenatore: viene ingaggiato da un presidente di una società e-sportiva; ti mette a disposizione un importo in danaro; ti fornisce anche dei crediti virtuali per realizzare al meglio la tua squadra affinché possa competere ai massimi livelli. Andrea è stato il mio primo giocatore professionista del team e alle volte si può sbagliare (ride). Scherzi a parte, lui aveva brillanti risultati, soprattutto nella competizione Week End League. Da princpio, il metro di giudizio per valutare un giocatore era vedere le vittorie che si totalizzavano in WL e, lì, Andrea aveva un grosso potenziale. C'è, poi, un altro fattore che ha pesato sulla decisione: la sua città natale. Il team Esport Revolution, infatti, nasce a Napoli, vive di Napoli e lotta per un riscatto sociale, mediatico della metropoli partenopea, così come di tutto il Mezzogiorno. Il nostro è un progetto fortemente radicato sul territorio e prediligiamo le realtà della nostra regione. Il fatto che AreaNapoli ci dia spazio, per me è motivo di orgoglio. Comunicare le nostre iniziative mi gratifica. Tra un player di Napoli e uno di Milano, propendo per il mio concittadino. Se non altro per la facilità di contatti, di organizzazione, nonché nella pianificazione delle attività. Con questo non voglio escludere, a priori, un player del nord, che sarà sempre il benvenuto, sebbene dubiti che riuscirebbe a cogliere l’essenza del team Esports Revolution. Figurerebbe come un semplice pro-player e nulla più. Noi, invece, ci riteniamo una famiglia.

Diego, Andrea, qual è la squadra per la quale tifate? Occhio che la risposta sia quella giusta!

Napoli, ovviamente!

E Andrea quale reparto degli azzurri rinforzerebbe?

Penso che ci servirebbe un terzino sinistro. Mi piacerebbe molto Fabiano Parisi dell’Empoli o Luca Pellegrini della Juventus. 

Diego? Che ne pensi?

Mi trovo d'accordo con Andrea. Anche se, al Napoli, ci vorrebbe uno come Bajrami (tesserato dell'Empoli; ndr).

E la vostra favorita per lo scudetto? 

Inter, senza ombra di dubbio (risposta unanime).


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Lorenzo Valletta
Classe 1997, è giornalista pubblicista iscritto all'ODG Campania dal 2023, ha giocato a calcio a livello agonistico ed è tifosissimo del Napoli.
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