ESCLUSIVA - De Nicola: "Continua lo studio sul DNA dei giocatori del Napoli. Vi spiego il motivo del bite di Campagnaro. Lucarelli fu incredibile!"

E' uno dei vanti e delle certezze della SSC Napoli, lo staff medico partenopeo è una delle eccellenze del nostro calcio e non solo.
E' uno dei vanti e delle certezze della SSC Napoli, lo staff medico partenopeo rappresenta oramai da anni un'eccellenza del nostro calcio e non solo. A coordinarlo il dottor Alfonso De Nicola che ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ad AreaNapoli.it.
Recentemente il professore Giordano ha fatto visita a Castelvolturno. La collaborazione sul progetto del Dna dei calciatori va avanti?
"Assolutamente si. Insieme abbiamo messo in atto il primo studio al mondo sul DNA degli atleti volto ad identificare eventuali punti deboli fisici e a prevenire gli infortuni muscolari. Attraverso campioni di saliva, è finito sotto analisi il corredo genetico di 40 atleti, tra calciatori del Napoli – prima squadra e primavera - e sportivi di altre discipline. I ricercatori hanno provveduto all'identificazione di tutti quei geni la cui funzione è stata collegata con l'attività agonistica: la pulsazione cardiaca, il metabolismo muscolare, la capacità polmonare, la circolazione, il controllo della pressione sanguigna, il tipo di fibra muscolare. Lo studio vuole dimostrare che ogni individuo ha una diversa predisposizione genetica all'attività sportiva e che ognuno di noi ha un profilo genetico che richiede allenamenti e regimi nutrizionali che devono anche tener conto del corredo genetico individuale".
Quale giocatore azzurro ha giovato maggiormente di eventuali tecniche di ginnastica posturale?
"Devo ammettere che il mio lavoro è molto agevolato. Ho la fortuna di dirigere uno staff di professionisti eccellenti, molto attento alla prevenzione e che può far invidia a tutti i club della Serie A grazie ai risultati conseguiti. Con me collaborano: il fisiatra dott. Enrico D'Andrea, esperto in posturologia e medicina manuale e il medico dello sport dott. Raffaele Canonico, esperto in nutrizione e valutazione funzionale. E inoltre la squadra può contare sul lavoro prezioso di Massimo Buono, riabilitatore, Marco Di Lullo, massoterapista, Giovanni D'Avino, Fabio Sannino e Marco Romano, fisioterapisti. Da anni ormai sono azzerati o quasi sia gli infortuni muscolari che gli indisponibili a partita. Siamo al servizio di una squadra unita e molto diligente nel seguire le nostre indicazioni. Quindi le soddisfazioni sono state e sono davvero tante sia da parte dei giovani calciatori che dei grandi campioni".
Ci può spiegare l'utilità del bite che indossava Campagnaro e se ha adottato una cura simile anche per altri giocatori del Napoli?
"Una malocclusione oltre a causare dolori alla testa, al collo o alla schiena, può alterare la condizione posturale globale con eccessivo stress del sistema muscolo-scheletrico, in particolare degli arti inferiori, con maggiori rischi di infortuni e dolore. Di conseguenza la diagnosi e la terapia di tali disfunzioni si traducono spesso, nel caso di un atleta, in un miglioramento della performance sportiva. Oggi ci affidiamo ad un sistema computerizzato che ci consente di analizzare alcuni indici oggettivi che ci danno informazioni importanti sulle alterazioni neuromuscolari indotte dal contatto occlusale, in modo da ricavare informazioni utili per progettare un bite, un trattamento ortodontico o una riabilitazione implanto - protesica. Campagnaro, quando vestiva la casacca azzurra, ha nettamente migliorato la sua performance sportiva anche grazie all'utilizzo del bite e come lui tanti altri".
Quale giocatore nella sua carriera l'ha sorpresa per il miglior recupero in termini di tempo e di prestanza atletica dopo un grave infortunio?
"Le nostre statistiche attestano che tutti i giocatori del Napoli che si sono affidanti al nostro staff dopo un infortunio hanno avuto un recupero nettamente migliore e in tempi più rapidi di coloro che hanno preferito seguire altre strutture mediche e terapie. E' importante il tempismo nell'effettuare la diagnosi che deve essere in tempo reale: si abbreviano così i tempi delle indagini e successivamente quelli del recupero dall'infortunio. Se occorre operare occorre farlo subito, rivolgendosi a mani sapienti ed esperte. Intervenendo subito si riduce nell'atleta al minimo il ricordo dolore – infortunio. Ritengo (e lo dicono i fatti e i numeri) che fare terapia all'interno dello spogliatoio e sul campo di gioco abituale si rivela vincente vivendo in un ambiente familiare e congeniale. Tutto ciò si traduce in un vantaggio psicologico ma anche fisico, favorendo la coordinazione motoria dell'infortunato ed il suo perfetto recupero finale. Fu il caso ad esempio dell'attaccante Cristiano Lucarelli, che nel 2010 a 35 anni subì la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Dopo l'infortunio l'attaccante partenopeo lavorò senza sosta tra palestra e piscina, seguendo sempre le partite dei suoi compagni. Per rivederlo in campo bastarono appena 88 giorni", sottolinea ad AreaNapoli.it il responsabile medico della SSC Napoli.
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