"Ero la pecora nera del ciclismo. Fui tradito, Moser mi disse testuali parole". Il retroscena
In un'intervista al Corriere della Sera l'ex ciclista Roberto Visentini ha raccontato alcuni aneddoti sulla sua carriera.

Intervistato in esclusiva da Il Corriere della Sera, Roberto Visentini ha ricordato così il suo carattere fumantino: "A fine stagione, nel 1984. La squadra si era comportata male con me. Tagliai la bici in tanti piccoli pezzi, ruote comprese: un lavoro di precisione. La consegnai a Boifava in un sacchetto per ringraziarlo del trattamento ricevuto".
Poi sulla lite sfiorata con il patron del Giro d'Italia: "Il giorno in cui tutti rischiammo di morire assiderati. Mi salvai abbracciando il radiatore bollente della moto di un poliziotto che era scivolata a terra. Torriani dall’auto urlava: “Avanti che a Bormio c’è il sole!”. Si era chiuso dentro e avevo le mani congelate, altrimenti l’avrei tirato fuori di peso. Nel 1990 ho mollato tutto, Di punto in bianco. Ero saturo. Non ho più voluto rivedere nessuno e, a parte un paio di feste celebrative, è da quarant’anni che sto fuori dal ciclismo".
Conclusione di Visentini sul Giro 1987, perso a causa delle decisioni del suo team: "Dobbiamo tornarci sopra? A metà Giro, dopo la cronometro di San Marino, avevo quasi tre minuti di vantaggio sul mio compagno Stephen Roche. Stavo da dio. Due giorni dopo, nella tappa di Sappada, Roche uscì dal gruppo per inseguire una fuga insignificante. Un tradimento, una bestemmia tattica. Mi abbandonarono i gregari, mi abbandonò l’ammiraglia dove al comando c’era Davide Boifava, team manager senza polso. Rimasi alla deriva in maglia rosa, i corridori delle altre squadre che mi compativano allibiti. Moser mi disse: “Devi spaccare la faccia a tutti”. Persi sette minuti e il Giro".
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