Douglas Costa: "Allegri alla Juventus spiegava solo fase difensiva: tutti dietro per avere almeno il pari"

L'ex esterno bianconero svela i retroscena della sua esperienza a Torino: dall'impatto con il pragmatismo di Allegri alla gestione dei primi sei mesi in panchina.
Un viaggio nei ricordi che svela dinamiche di spogliatoio e filosofie di campo senza filtri. Douglas Costa, ex imprevedibile esterno della Juventus, oggi in forza all'Al-Ittifaq, ha ripercorso la sua avventura italiana ai microfoni del podcast 'Centrocampo', soffermandosi in particolare sul legame con Massimiliano Allegri e sulle difficoltà iniziali di adattamento a un campionato tatticamente complesso come la Serie A.
Douglas Costa e la filosofia di Allegri alla Juve: difendersi per fare punti
Concretezza, non spettacolo. Il calciatore brasiliano ha messo in luce l'ideologia che caratterizzava la Juventus di Massimiliano Allegri, specie nei momenti chiave della stagione: "Allegri vuole vincere sempre, altro che spettacolo. Noi tutti andavamo in campo per vincere, ma l'idea è che anche un pareggio può andare bene. Allegri faceva un gran lavoro per far insegnare a tutti come fare la fase difensiva, mentre in attacco ci pensavamo noi attaccanti. Non era lui a dirci cosa fare. Io arrivavo da un calcio diverso, di transizione, mentre qui in Italia un 1-0 sembrava un 4-0. Dopo il primo gol ci mettevamo tutti dietro...".
Quando Allegri lasciò fuori Douglas Costa per sei mesi alla Juve
Il classe '90 ha poi raccontato la gestione rigida del tecnico toscano nei suoi confronti al momento dell'arrivo a Torino, spiegando come la priorità assoluta fosse l'apprendimento maniacale dei meccanismi di non possesso: "Io e Allegri avevamo un bel rapporto, anche se mi ha fatto aspettare 6 mesi prima di farmi giocare". Nonostante le panchine iniziali, Douglas ha saputo calarsi nella mentalità pragmatica del gruppo, imparando a sacrificarsi per la squadra: "Io ero un giocatore che puntava l'uomo, lui invece mi ha fatto vedere come difendere. Entravo in campo, spaccavo le partite ma poi tornavo in panchina. Sono rimasto sereno".








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