Dossena: "Al Sunderland calciatori puzzavano d'alcol, aneddoto Cavani-Lavezzi. Che errore lasciare Napoli"
Andrea Dossena, ex calciatore, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha raccontato molti aneddoti relativi alla sua carriera agonistica.

Andrea Dossena, ex calciatore che ha vestito anche la maglia del Napoli, agli inizi del 2000 era uno dei terzini più forti e veloci in circolazione. Ed infatti il Liverpool non ci pensò su due volte e lo portò ad Anfield. L'attuale allenatore del Novara in Serie C, ha raccontato alcuni aneddoti della sua carriera in una lunga intervista.
Dossena: "Al Sunderland alcuni puzzavano d'alco dalla sera prima"
"La vita del giocatore è più facile e più bella - ha spiegato Dossena a Calciomercato.com - perché scendi in campo. Il ruolo dell'allenatore è l'unico che mi fa rivivere le stesse emozioni di quando ero calciatore. Rafa Benitez? Molto preciso e puntiglioso. Parlava solo di calcio, il suo mondo era quello. Al Sunderland che esperienza è stata? Mamma mia… alcuni giocatori arrivavano all'allenamento che puzzavano ancora di alcol dalla sera prima. Con l'allenatore Poyet non ho avuto un gran rapporto. Quando sono arrivato c'era Di Canio, mi mandano a Roma per curarmi da un infortunio e tornato in Inghilterra non l'ho più trovato: aveva litigato durante una riunione e al suo posto era arrivato chiamato Poyet. Ricordo che non ci ha mai fatto rivedere una partita per analizzarla".
Sul sentirsi napoletano di adozione: "Ho la capacità di ambientarmi ovunque, a Napoli mi sono adattato a prendere la vita così com'è e viverla con leggerezza. Sono stati quattro anni bellissimi, si viveva di calcio 24 ore su 24. Una mattina vado al supermercato alle 7.45 per comprare delle cose, ero con cappello e sciarpa per non farmi riconoscere. Appena entro incontro una nonnina che mi sgama subito e mi inizia a parlare di calcio".
L'aneddoto di Dossena su Cavani e Lavezzi
Sulla musica nello spogliatoio del Napoli e su Cavani e Lavezzi: "Sempre quella sudamericana. Io ogni tanto provavo a fare il dj e mi portavo anche la cassa, poi arrivavano Cavani e Lavezzi e cambiavano. Mate e musica. Canzoni nelle quali cambiavano le parole ma il ritmo era sempre lo stesso. Ho accettato la sfida di lasciare un Napoli secondo per andare in una squadra al penultimo posto. Volevo dimostrare di essere un supereroe, ma dopo due giorni mi sono subito pentito: c'erano dei problemi interni, sono stato un po' preso in giro e mi sono reso conto di aver fatto la scelta sbagliata".
"Avversario più forte? Robben e CR7 ok, ma dico Lennon"
Sull'avversario più forte affrontato: "Posso dire Robben, Cristiano Ronaldo e tutte le ali destre migliori al mondo in quel periodo. Ma voglio fare un nome meno scontato: Aaron Lennon del Tottenham. Non era alto nemmeno 1,70 però talmente veloce che neanche lo vedevo partire. Un fulmine".
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