Di Napoli: "Raspadori va tenuto stretto. Osimhen, dov'è il rispetto? Io davo l'anima"
Le riflessioni di Arturo Di Napoli sugli attaccanti di proprietà del club azzurro, che ha prestato Victor Osimhen al Galatasaray.

L'ex giocatore azzurro Arturo Di Napoli ha parlato ai microfoni di 1 Football Club, programma di 1 Station Radio. "Come arriva il Napoli a Cagliari? Vista la partita con la Juve, sarebbe importante arrivarci con una vittoria? Hanno obiettivi diametralmente opposti. Col massimo rispetto per gli altri, prima dell’arrivo di Lukaku, il Napoli ha giocato praticamente senza attaccanti. Quella vittoria col Parma fornisce entusiasmo e fiducia allo spogliatoio. Più andremo avanti nel campionato e più vedremo la mano dell’allenatore. La squadra più forte è l’Inter, non sottovaluterei la Juventus, ma il Napoli darà fastidio e vuole vincere ogni partita”.
Cosa ne pensa di Raspadori? Bene in nazionale, traballante nel club…
“Io vivevo del lavoro sporco della prima punta: Zampagna, Zaniolo, Ruben Sosa, mi aprivano spazi, e io sfruttavo questi momenti. Raspadori va tenuto stretto, è un talento. Chi ha qualità può essere integrato bene, e Conte saprà inserirlo bene. Lui è un giocatore che vede bene la porta. Con l’avvento di Lukaku, le sue caratteristiche possono essere sfruttate al meglio. Poi è un ragazzo umile, perbene, serio professionista, che si sacrifica. Personalmente lo vedo a supporto di Lukaku”.
Chi preferisce fra Osimhen e Lukaku?
“Sono entrambi giocatori forti ed io li terrei tutti e due. Osimhen avrebbe dovuto mostrare più rispetto per il Napoli: si è consacrato con l’azzurro. Devi sputare l’anima per una maglia che ti ha dato tanto. Questa è l’unica cosa che gli imputo: avrebbe dovuto mettersi a disposizione della società, a prescindere da voci di mercato. Ha messo Conte in difficoltà, in un contesto dove c’è bisogno di creare entusiasmo”.
Lei a Napoli si è comportato proprio così: dando l’anima, in un periodo non felice. Oggi non è più così…
“Ho visto un documentario in cui mi aveva colpito l’intervista di Boskov, mio ex allenatore. I giocatori stanno cambiando: pensano più all’aspetto economico che alla passione. Oggi i social lo manifestano esplicitamente. Quel cambiamento, però, prospettato da Boskov, mi ha colpito. Oggi non ci sono giocatori legati alla maglia e rifiutano altri club. Purtroppo è un male del nostro calcio: chi ne fa le spese, sono i tifosi, le anime pulite di questo mondo”
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