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De Zerbi: "Non avevo capito gli ucraini, combatterebbero anche se Zelensky si arrendesse"


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Pubblicato nella sezione Interviste
De Zerbi: Non avevo capito gli ucraini, combatterebbero anche se Zelensky si arrendesse

L'allenatore ex Sassuolo alla Gazzetta dello Sport: "Sento ancora le bombe. Ceferin ha organizzato la nostra fuga, anche la Christillin si è adoperata da morire".


Roberto de Zerbi, allenatore dello Shakhtar, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: "A volte mi capita di sentire ancora le bombe nonostante abbia lasciato l'Ucraina, ma non solo. Anche gli aerei.  che ovviamente ha dovuto lasciare l’Ucraina. Gli ucraini? Non li avevo capiti, perché ero immerso nel calcio. Freddi, chiusi, diffidenti. Ma questa guerra mi ha fatto capire il loro orgoglio, la loro dignità. Hanno la libertà da 30 anni, difendono valori che noi diamo per scontati. Ho sentito dire che Zelensky si doveva arrendere subito perché così porta il popolo al massacro. Ma gli ucraini, tutti, combatterebbero pure se Zelensky si fosse arreso, sarebbero ancora lì a combattere. E poi chi dice così dà alla libertà, alla dignità, all’orgoglio, all’appartenenza un valore scontato, dimenticando che qualcuno lo ha fatto per noi tanti anni fa".


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Il racconto dei suoi ultimi giorni in Ucraina: "Andiamo a dormire in hotel. Alle 5 del mattino ci svegliano le esplosioni. Non ero preoccupato che un razzo colpisse l’hotel. Nei primi giorni gli obiettivi erano militari. La mia paura era la fuga. Da Kiev c’è una sola strada che porta a ovest, e al mattino c’erano già 70-80 km di coda. I benzinai avrebbero finito le scorte, mangiare e bere sarebbero finiti. Il rischio era stare 3 giorni in coda, come ha fatto Fonseca, sul pullman con cui è partito il giorno dopo. Il rischio era che se non morivi di bomba o di fucile, rischiavi di morire di fame, di sete, di freddo. Siamo rimasti chiusi in hotel da giovedì a domenica, dormendo al piano -1 dell’hotel, un centinaio di persone con i materassi in terra. Due tre ore a notte. Vestiti. Il coprifuoco ci impediva di muoverci: sparavano a vista. Per fortuna ci ha pensato Ceferin. Determinante per la fuga. Ha organizzato lui i treni, in collaborazione con la federcalcio ucraina. E in costante contatto con il presidente Gravina. E voglio menzionare anche Evelina Christillin, che si è adoperata da morire, e Stefano Bonaccini".


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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