De Rienzo: "Scommesse, perché indaga Corona? Non uscivo di casa, un video Youtube mi ha salvata"
La giornalista e conduttrice di Sportitalia analizza l'attualità calcistica e racconta un aneddoto che l'ha riguardata.

Jolanda De Rienzo, giornalista, ha parlato a 1 Football Club, programma di Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio. "Deontologicamente non è giusto. La domanda, però, è un’altra: perché abbiamo bisogno di Fabrizio Corona per far partire questa indagine? C’è da ringraziarlo per il lavoro svolto sinora. Tuttavia, quando dall’inchiesta si crea un business, anche abbastanza remunerativo, vuol dire che si è andati oltre il giornalismo. Non me la prendo con Corona, ma la domanda che mi faccio è perché proprio lui è stato l’unico a svolgere questa inchiesta. Soprattutto, perché gli viene concesso di monetizzare e raggiungere la visibilità che ricercava. Sono in molti ad interrogarsi sulla deontologia di Fabrizio Corona, ma gli scheletri nell’armadio ce li hanno tutti”.
E ancora: "Cosa penso dei calciatori coinvolti nel caso scommesse? Ne ho passate tante, tantissime nella vita. Sono stata cacciata da un palco da una persona che denunciai anche se, a quel tempo, non c’erano le leggi adeguate. Ho subìto di tutto, anche mobbing. All’epoca non uscivo di casa ed in una settimana perdevo sei o cinque chili. Sono stata malissimo e fui salvata da un video YouTube. Non so chi l’abbia messo, ma è stato il mio salvatore. Da vittima sono divenuta idolo del movimento femminista e di tutti quanti avessero la forza di rispondere a testa alta alle ingiustizie".
"Cito questa vicenda perché intendo sottolineare quanto si possa essere deboli da giovani, e quanto possa essere facile abbandonarsi agli eventi piuttosto che voltare pagina. Mi riferisco, dunque, anche ai calciatori coinvolti dalle vicende inerenti alle scommesse. Basti pensare alle parole del padre di Fagioli, che pareva più interessato a ripulire la propria immagine di padre di un ludopatico".
"Anche gli agenti, inoltre, potrebbero avere la responsabilità di non aver seguito con premura i propri assistiti. Bisognerebbe creare una rete di aiuto, cultura e diversivi per giocatori che sono, in fin dei conti, soltanto dei ragazzi. Ci sono tante cose che girano nel mondo del calcio e che rischiano di travolgere questi giovani calciatori. La mia opinione è che questi ragazzi abbiano un problema e vadano aiutati, tenendo presente la presunzione di innocenza che vige”
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