De Palma: "Vergara messicano? Grande equivoco, vi spiego. Zeballos? Meglio Leonel Flores. Napoli città strepitosa"

Il giornalista italo-argentino Vito De Palma, voce di 'ESPN Latinoamerica', fa chiarezza sulle voci che vorrebbero Antonio Vergara convocabile dal Messico.
Si è fatto un gran parlare, noi giorni scorsi, di Antonio Vergara e... il Messico. Dall'America sono infatti rimbalzate voci su presunte origini messicane del centrocampista del Napoli, con giornali ed emittenti importanti (AS e ESPN) che hanno parlato di possibile convocazione del classe 2003 nella Selección. Per fare chiarezza, la redazione di AreaNapoli.it ha contattato il giornalista italo-argentino Vito De Palma, voce di 'ESPN Latinoamerica', al quale erano state erroneamente attribuite dichiarazioni sul calciatore azzurro.
Vergara messicano? Cosa c'è di vero?
"Ho letto quanto riportato da ESPN Messico, ma si tratta di un grosso malinteso. Domenica, durante la partita Frosinone-Venezia, al momento dell'intervallo, abbiamo mostrato i gol e le giocate principali delle partite di Serie A; soprattutto quelle di Inter-Napoli e Roma-Atalanta, molto appassionanti per le rimonte che c'erano state nel finale. Il mio collega, non so bene perché, ad un certo punto ha detto 'il messicano Vergara'. Credo che non sapesse bene chi fosse".
Si trattava solo di una sua supposizione, forse perché Vergara è un cognome piuttosto diffuso in America?
"Magari lo ha trattato in inganno il cognome, sì: l'avrà spinto a collegarlo a qualche altro Vergara che conosce in Messico. Io non potevo lasciar passare la cosa, ma non volevo contraddirlo in modo eccessivo, per una questione di gentilezza. Scherzando, allora ho detto: 'Magari avrà pure qualche antenato, ma è nato in Italia'. Questo è stato il tono, perché mi sembrava un'informazione non corretta, tant'è che ho ribadito: 'Non so se avrà dei lontani parenti in America, però Vergara è italianissimo e di Frattaminore, in provincia di Napoli'. Ho perfino controllato, per fugare ogni dubbio: dai miei dati, però, non risultava niente che lo legasse al Messico'. La cosa è finita lì: siamo andati avanti, abbiamo parlato del secondo tempo di Frosinone-Venezia, poi qualche ora dopo ho letto dei commenti che mi hanno sorpreso".
I media messicani hanno scritto che la Federazione starebbe studiando la situazione familiare di Vergara per capire se possa convocarlo in Nazionale. Ti risulta, o credi sia solo una suggestione giornalistica?
"Dopo la trasmissione, mi hanno girato dei messaggi in cui qualcuno scriveva: 'Bisogna assolutamente convocarlo'. Non sapevo che fosse nata chissà quale storia in Messico. Onestamente, non credo che la Federazione si metta a fare una ricerca simile, che vada ad informarsi sull'albero genealogico di Vergara. Per i vertici del calcio messicano sarebbe molto più facile chiamare il rappresentante del giocatore che accertare con lui la vicenda".
Più in generale, cosa pensi di Vergara come calciatore? Sarebbe un buon rinforzo per qualsiasi Nazionale?
"È un giocatore bravo, capace, però in Messico, quando giravano voci sul suo conto, la maggioranza dei tifosi non appariva troppo contenta: lì sono particolarmente nazionalisti e non registravo, almeno nei messaggi che leggevo io, un grosso entusiasmo all'idea di convocare qualcuno solo per qualche eventuale parentela. Il Messico sta messo abbastanza male nel ruolo di centrocampista o esterno offensivo, ma da qui a parlare di convocazione per Vergara...".
Se tu fossi Mancini, gli daresti la maglia dell'Italia?
"Io Mancini? Già nominarlo mi provoca il mal di mare: mai e poi mai avrei voluto rivederlo alla direzione dell'Italia! Su Vergara in azzurro, parto da un principio: un giocatore che non sia titolare in campionato, se sono il CT, non lo convoco. Per me è un elemento fondamentale: se non fai il titolare nella tua squadra, come ti chiamo in Nazionale? Bisogna giocare e fare bene. Lo stiamo vedendo anche con Frattesi, che per fortuna sta avendo spazio alla Lazio: ha trovato una squadra in cui giocare sempre e fa gol ogni partita".
"Allargando il discorso, sono felice che le squadre italiane stiano facendo giocare tanti giovani interessanti, cosa che prima non accadeva: penso a Romano del Cagliari, a Cisse del Milan... Penso anche a ragazzi come Moreira, Lulli della Roma, il portoghese Mora, Raimondo del Frosinone... Grazie a Dio facciamo giocare i ragazzi! Sarebbe il caso di mettere un numero minimo di italiani in campo e un minutaggio minimo di U21 in campo: queste sono le idee mie e penso anche quelle di Maldini, che per questo sarà stato cacciato".
Sei molto legato a Napoli: che ricordi hai della città?
"Napoli è una città meravigliosa e la consiglio a tutti. Soprattutto ai sudamericani: dico loro di andarci perché è la città più sudamericana d'Europa, in quanto a passione, a simpatia, a calore umano... Ho un bellissimo ricordo, anche se all'epoca ero ragazzino: parliamo dell'inizio degli anni '70. Andavo a casa di mia zia a pranzare in divisa e mi recavo spesso alla Pasticceria Moccia o al Caffè Marino a Via dei Mille... Conoscevo bene quei quartieri, Piazza Plebiscito, Chiaia: mi muovevo da quelle parti".
So che hai vissuto anche a Bari. Cosa pensi dei De Laurentiis come presidenti?
"Sono tifoso del Bari, sono nato a Bari e il primo impianto calcistico della mia vita è stato lo 'Stadio della Vittoria', che adesso non è più in uso come un tempo. Io non odio nessuno per principio, però cosa non farei a De Laurentiis per averci mandato in C... Ci sarebbe tanto da dire sulla competenza nella gestione: il Bari è una squadra che ha avuto 40mila spettatori di media in Serie B, come fa a retrocedere?".
Durante Inter-Napoli, per chi ha tifato Buenos Aires: Lautaro o la squadra di Diego?
"Il Napoli è molto seguito, ci sono diversi club ufficiali da queste parti; ovviamente per i trascorsi di Maradona, ma non solo: anche per diversi altri argentini, come il Pocho Lavezzi. È molto benvoluto, il Napoli, e periodicamente ci sono amarcord relativi a Diego. Negli anni c'è chi ha tifato un pochino per Dybala alla Juventus, ora Lautaro all'Inter... Ci sono anche tifosi delle altre squadre, però la napoletanità di Buenos Aires rimane un fattore abbastanza importante e la città tifa Napoli".
Manna voleva Zeballos, ma alla fine è andato al Monza: sarà un rimpianto?
"Zeballos non è un grandissimo calciatore, è leggerino. Vedremo cosa saprà fare in Italia, ma ho già assistito a precedenti come quelli di Lamela, Pastore, Mastantuono... Quest'ultimo ha fatto un anno a Madrid prima della Serie A, ma tutti faticano all'inizio. Zeballos è leggerino proprio come tipologia di calciatore e, onestamente, non so quanto potrà fare nel vostro campionato".
C'è qualche altro talento sudamericano che consiglieresti al Napoli o ti piacerebbe vedere in Italia?
"Il Boca ha un giocatore che si chiama Leonel Flores, molto interessante, davvero forte: è creativo, ficcante, salta l'uomo, ha senso del gol... Potrebbe essere un bel prospetto, però lasciamolo al Boca jrs. Io tifo per il Boca e trovo assurdo che i club argentini vendano i loro giovani senza dargli il tempo di formarsi. Non conviene neanche a chi li compra, a mio avviso: rischiano di perdere la loro spontaneità, le loro qualità più pure. Lasciamoli arrivare prima a 23-24 anni, poi ci sarà tempo per l'Europa".








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