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De Laurentiis svela: "70 milioni per stadio da 40mila posti, De Magistris lo bocciò"

Le parole del presidente del Napoli: "Nel 2004 presi un pezzo di carta con 37 milioni, tornai da Los Angeles, il club non esisteva, Galliani mi prestò un calciatore".


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

25/05/2022 16:30 - Interviste
De Laurentiis svela: 70 milioni per stadio da 40mila posti, De Magistris lo bocciò
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Aurelio De Laurentiis ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso dei confronti tematici organizzati dal quotidiano Il Mattino a Palazzo Reale in occasione del 130esimo compleanno del quotidiano napoletano. "Stadi nuovi con questi episodi di violenza? Se non ho certezza su chi frequenta il mio impianto, perché devo investire 300 milioni nella costruzione di una struttura capace di vivere sette giorni su sette? Torniamo al solito discorso. Gravina in tre anni e mezzo non ha fatto nulla. Perché il governo non adotta la stessa legge degli anni '60 in Inghilterra? Se accade, ecco 100 milioni per il Maradona. Sono stato al gioco: nel 2008 con l'ingegnere che fatto restauro Hotel Gallia di Milano, ho fatto un progetto mai preso in considerazione. Poi Crimi, tesoriere di Berlusconi, scrisse la legge per gli stadi, quindi il governo cambiò e a un certo punto il sindaco di Firenze prese in mano questa legge rendendola inattuabile. Presentai anche un progetto con lo stesso architetto dello Stadium di Torino che vanta 39mila posti. Io ne pensai uno da 40mila. De Magistris, populista, prese il mio progetto da 70 milioni di euro, nemmeno lo prese in esame e ne voleva uno da 55mila posti, nonostante le mie indagini e ricerche che avevano portato un contesto di media frequenza di circa 33mila presenze allo stadio. Con questo governo è difficile ragionare".

Poi ha aggiunto: "Nel 2004 presi un pezzo di carta con 37 milioni, tornai da Los Angeles e il Napoli non esisteva, Galliani mi prestò un calciatore (Abate, ndr), comprammo le magliette dal tabaccaio, facemmo la squadra con tre settimane di ritardo e ci allenavamo sui campi dell'Hotel Ariston di Paestum. Di calcio non sapevo nulla, venivo dal cinema e a scuola giocavo a basket. Papà mi portava da piccolo a vedere il Napoli, c'era tanto colore allo stadio. Al bambino che ero il Napoli veniva presentato come fatto rappresentativo, ma io non sapevo giocare a calcio. E si sa, chi non sapeva giocare faceva l'arbitro, ecco perché gli arbitri non hanno personalità. Io non farei mai l'arbitro". 


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"In Serie C mi sono preso tanti sputi: ci dovevamo chiudere 4-5 ore negli spogliatoi con la polizia che ci diceva che fuori ci aspettavano. Ero passato da Angelina Jolie agli sputi dei campi del Sud. Perché i ragazzi da 8 a 17-18 anni abbandonano la visione del calcio? Perché al comando c'è chi è vecchio e non sa dialogare con loro. Chi fa il capo non ha il tempo di frequentare in famiglia figli e nipoti. Per me è facilissimo, ho casa piena di nipoti. Bisogna capire che questa partita di calcio è per i ragazzini una rottura di palle che non finisce mai. Si parla di calcio femminile, lo hanno reso professionistico, ma chi ha i soldi? La formula 3 compete con la formula 1? No, sono i piloti che crescendo arrivano in alto. C'è un mondo da cambiare a cominciare dalle partite tipo facendo tanti cambi. Che abbiamo a fare 30 giocatori se poi non giocano. Dicono che De Laurentiis ha preso  gente sbagliata che ha fatto solo quattro partite o che l'allenatore fa figli e figliastri. No, sono sbagliate le regole. Svecchiamo tutto. In tv io cambio canale, sono tutti vecchi, ci fosse uno di 18 anni che parla della partita... Sai che bellezza. E invece niente". 


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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