Cucci: "Abito al Sud, è una scelta di vita. Piansi con Maradona: sembravamo due idioti"
Il giornalista Italo Cucci, nella sua intervista al Corriere della Sera, ha parlato, tra le altre cose, anche dell'indimenticabile Diego Armando Maradona.

Italo Cucci è uno dei giornalisti italiani più apprezzati. Il cronista ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera raccontando la sua storia: "Da anni vivo su un’isola, a Pantelleria. Non mi ero stancato di viaggiare, del resto c’è un bell’aeroporto e non rinuncio a lavorare. Un posto come Pantelleria non l’avevo mai visto e dopo il Mondiale 2010, quando un bravo medico di Johannesburg mi salvò la vita, ho lasciato Roma e mi sono trasferito al Sud. Una scelta di vita".
Da ragazzo sognava di fare il giornalista?
"Volevo fare il cantante, ero sempre con Fred Buscaglione e facevo cronache mondane per lo Specchio di Roma, che era il Dagospia di allora. Ero un rompiscatole ed ero un ragazzo di destra. In realtà si era liberato un posto a Stadio per la morte tragica di un collega e mi fece assumere lì. Ma quando mi chiamò mi disse che gli estremi si incontrano, per cui non voleva rischiare di trovarsi un estremista di sinistra in redazione. Mi crollò il mondo addosso, ma fu la svolta della mia vita".
I primi scoop sono tutti legati al doping. Un caso?
"Aver fatto cronaca giudiziaria mi dava una marcia in più. A partire dallo scandalo del Bologna: si scoprì che l’inghippo della polverina nelle urine lo aveva fatto il Milan".
Dopo la Corea scovò il c.t. Fabbri in convento
"Tutti lo spernacchiavano e si era rifugiato a Camaldoli. Si aprì un grosso cancello e comparve accompagnato da un frate: mi diede un dossier in cui i big della squadra ammettevano di aver dovuto fare iniezioni di un liquido rosa".
Rompere l’ipocrisia della droga con Maradona le costò il rapporto con lui?
"Disse che ero un bell’amico perché parlavo di lui e non degli industriali che si fanno di coca. Gli ricordai che era ambasciatore Unicef. La rottura vera fu a Usa ’94. Nel 2006 a Monaco ci riabbracciammo e piangemmo come due idioti. Era un pezzo di pane".
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