CTS, Guerra: "Caso Juventus-Napoli, si doveva parlare! Nuovo lockdown? Vi spiego"

Ranieri Guerra, direttore vicario OMS e membro CTS, è intervenuto a Radio Marte per fare il punto sulla questione Coronavirus.
A Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” di Raffaele Auriemma è intervenuto Ranieri Guerra, direttore vicario OMS e membro CTS. “Ci sarà un nuovo lockdown nazionale? Io non credo. Gli italiani sono persone diverse da come spesso vengono dipinti. C’è una disciplina generale ma bisogna spiegare la situazione e con grande chiarezza, dati e informazioni alla mano, per giustificare le decisioni nel momento in cui vengono prese e spiegando perché, dando una logica a cose che la gente forse non è pronta a capire. L’importante è lavorare insieme. Chiudere vuol dire fallire, non essere in grado di intervenire. La chiusura per quanto riguarda l’OMS è vista sempre come ultima ratio, quando non si è più in grado di contenere. Il problema è dove bisogna chiudere, per quanto tempo e che cosa. Ora l’attenzione è concentrata su alcune grandi aree metropolitane".
Guerra ha poi aggiunto: "Lockdown in Lombardia o Campania? Questo non è un problema tecnico ma politico. Noi possiamo solo fornire evidenze scientifiche e non contro qualcuno ma insieme a qualcuno. Non credo ci sia azione peggiore che prendere decisioni che non siano spiegate, giustificate o concertate. Altrimenti poi diventa tutto difficile. Vedo però una grande disponibilità dal Governo e dalle Regioni, un orientamento che caratterizza questa fase. Calcio? Sono un tifoso del Chievo. Caso Juventus-Napoli? Non saprei, però sinceramente mi sembra uno di quei casi in cui sarebbe stato opportuno dialogare e concertare piuttosto che reagire. Ci sono motivazioni e ragioni molto precise e queste devono essere illustrate. Il mondo del calcio non è privo di rischi. Mi rendo anche conto che ci sono motivi finanziari notevoli implicati ma il valore sanitario deve venire prima di tutto. Bolla per il calcio? Abbiamo anche avuto un esempio come l’NBA. C’è un problema abbastanza simile con alcuni club che hanno la possibilità di farlo, altri però non ce l’hanno. A un certo punto è anche una questione di equità, non si possono creare ancora disuguaglianze che nel calcio esistono già”.






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