Ct Ungheria: "A Cava sputavano addosso alla mia famiglia. Ho un bellissimo rapporto con Orban"

Il commissario tecnico dell'Ungheria se la passava malissimo in Italia, ma ora sembra rinato all'estero. Marco Rossi ha parlato a Repubblica.
Lunedì sera l'Italia affronterà l'Ungheria in Nations League. Il commissario tecnico dei magiari, Marco Rossi, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del quotidiano Repubblica: "Dopo l’ingiusto esonero dalla Cavese sono rimasto fermo un anno e mezzo. Da allora presi la decisione di lasciare l’Italia non appena fosse arrivata l’offerta giusta. A un certo punto avevo anche pensato di mollare il calcio perché di qualcosa dovevo pur vivere”.
Rossi prima di finire ad allenare la nazionale di Orban è passato per Cava dei Tirreni, e non se la passava benissimo: "Hanno fatto qualcosa di più abietto e schifoso delle minacce, perché sputare in tribuna su mia moglie e mia figlia è una cosa che credo sia successa solo allora. Dopo era una situazione durissima perché non riuscivo a ottenere un lavoro. Mi sentivo inadeguato, l’opportunità di andare in Ungheria è stata una benedizione. Oggi ho un contratto fino al 2025, e anche se ho una clausola di rescissione non ho intenzione di andar via. A differenza, però, di quanto fatto all’indomani dell’Europeo, quando declinai offerte e incontri con dirigenti della Premier, oggi le valuterei".
Sul governo Orban: "Non mi sono mai interessato di politica in Italia, figuriamoci in Ungheria. Ho sempre sentito dire che il calcio è l’oppio dei popoli e, quindi, in qualche maniera, i successi della Nazionale portano una ventata di euforia e entusiasmo al Paese in questione. Devo dire che con Orban ho un bellissimo rapporto basato esclusivamente sul calcio perché lui è un intenditore. Io, invece, non parlo di politica perché non ne so nulla. Credo che, nel mondo, di tuttologi ce ne siano già abbastanza, dai virus alle guerre, lascio a loro il compito di pontificare".






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