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Criscitiello: "Napoli, 7 anni di De Laurentiis: tante luci e qualche ombra. Cannavaro, ma quale simbolo?"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Criscitiello: Napoli, 7 anni di De Laurentiis: tante luci e qualche ombra. Cannavaro, ma quale simbolo?

Il direttore di SportItalia Michele Criscitiello nel suo editoriale per TMW ha parlato del Napoli e della gestione De Laurentiis.


Michele Criscitiello per TuttoMercatoWeb.com. Ecco quanto evidenziato da AreaNapoli.it: "Ci teniamo a fare gli auguri al Presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, il quale ha festeggiato 7 anni nel mondo del calcio; oggi possiamo dire che ce l'ha fatta, anche se chi ci legge, magari, è scaramantico. Dalla polvere dei campi di C1 all'inno europeo della Champions League. Quando il 19 giugno del 2005 perse la serie B, avrebbe potuto deprimersi, invece, ebbe l'intelligenza di affidarsi a chi, in quel mondo a lui all'epoca ancora sconosciuto, ci era nato. Tante luci e poche ombre in questo nuovo Napoli che adesso fa impazzire i tifosi azzurri. Il sogno scudetto dietro l'angolo, l'onore della Champions e l'arduo compito di invertire le gerarchie del nostro calcio. Bravo Presidente ad aver indovinato subito, 7 anni fa, l'uomo giusto che lo avrebbe fatto diventare grande negli anni: Pierpaolo Marino, autore e stratega di un calcio che non c'è più. Capacità tecnica, gestionale ed amministrativa. Tecnica, perché se oggi il Napoli becca gli applausi in Europa lo deve a gente come Hamsik, Lavezzi, Gargano, De Sanctis, Aronica, Cannavaro e tantissimi altri che Marino portò in città. Gestionale, perché se Reja si è dimesso 25 volte, da allenatore del Napoli, e la notizia è uscita sui giornali una sola volta il merito è di chi chiudeva le porte dello spogliatoio al primo soffio di vento. Amministrativa, perché Marino è l'unico D.G. italiano, insieme ad Adriano Galliani, a saper far quadrare i bilanci di una società di calcio ed a chiudere sempre con il segno +. Lo stesso Reja è stata una delle tante luci fondamentali del San Paolo. De Laurentiis ha avuto la capacità di gestire il rapporto con gli allenatori a distanza e, tra le ombre, ha sbagliato solo quando non ha dato ascolto a nessuno: vedi Roberto Donadoni, pagina triste del Calcio Napoli e della Nazionale italiana. Evidentemente l'azzurro non si addice alle caratteristiche dell'allenatore bergamasco. Tatticamente limitato e presuntuoso per un calcio che oggi non gli appartiene più; chiedere conferme a Cellino. Mazzarri è il guru, il trapezista che rende speciale lo spettacolo, l'equilibrista capace di restare in piedi su un filo per 364 giorni, ma talmente bravo da cadere al trecentosessantacinquesimo giorno per aver ammiccato alla Vecchia Signora; per fortuna di tutti, sotto c'era la rete di protezione e nessuno si è fatto male. Lo spettacolo riprende e gli applausi pure. Ieri sera leggevo con attenzione, in una delle domeniche più tranquille di questa stagione, che Fabio Cannavaro ha rilasciato delle dichiarazioni facilmente smontabili. "Avrei voluto finire la carriera a Napoli, come Maldini al Milan e Totti alla Roma. Mi sarebbe piaciuto essere un simbolo della mia città". Frasi che stonano con la carriera di Fabio Cannavaro, il quale ha indossato maglie, come quelle di Juve ed Inter, che con Napoli non hanno alcun legame. Ha pensato, giustamente, alla carriera, visto che i suoi anni d'oro combaciavano con gli anni della depressione partenopea. Ha smesso di giocare negli Emirati Arabi, simbolo di un calcio venale e privo di senso di appartenenza ad una maglia. Maldini, Del Piero e Totti hanno fatto ragionamenti diversi e lui, con loro, non ha nulla a che vedere. Del Piero e Buffon hanno giocato in B per la maglia, Totti non ha rinunciato a tanti soldi, ma sicuramente a tante coppe in più, per la sua squadra. Discorso diverso per Maldini, più fortunato degli altri, che ha unito amore, soldi e carriera perché si è trovato in un Milan di Campioni a vincere tutto, soprattutto nel dopo-Baresi.


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Alessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.
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