Cotugno: "Cannavaro, la verità De Laurentiis. Giglio a Napoli sta facendo un gran lavoro"
L'esperto preparatore dei portieri racconta le proprie impressioni in merito alla rinnovata scuola di portieri italiana e non solo.

Il Napoli, Meret, Caprile, la scuola italiana dei portieri, l’amicizia e il rapporto di lavoro con Cannavaro e tanto altro. Portiere stile di vita, come ama ripetere Francesco Cotugno, una vita spesa tra i pali, oggi preparatore dei portieri di comprovata esperienza che guarda e commenta tutto quello che gli succede intorno, in attesa di nuove sfide. Napoletano (orgogliosamente dei Campi Flegrei, di Baia), classe 1965, per oltre dieci anni ha fatto parte dello staff tecnico di Fabio Cannavaro, seguendolo e vincendo (tanto) in Cina. Ha frequentato ogni categoria, gliene manca solo una: la Serie A. Queste le sue parole al portale ilmioNapoli.it: “All’Udinese Mister Cannavaro è coperto in quel ruolo, vedremo” dice a primo acchito. Lì attualmente ci sono Sergio Marcon e Domenico Doardo, due tesserati del club friulano. Ma il tifo e il legame forte con il Pallone d’Oro del 2006 sono immutati: “Faccio sempre il tifo per mister Cannavaro, che ha qualità, carisma e merita ogni successo. Con lui ci sono anche il fratello Paolo e Ciccio Troise, altri due miei grandi amici. Speriamo bene”.
Ma con mister Cotugno si parte dalla stretta attualità, dalla favola dell’Europa League: l’Atalanta: “E’ come un bel film. Quando vedi l’Atalanta sembra tu sia al cinema a vedere un bel film. Hanno un bel gioco. Gasperini può essere simpatico o antipatico, ma ha dato una impronta straordinaria a questa squadra. E’ l’Atalanta di Gasperini, ha rivitalizzato De Ketelaere, ha valorizzato tanti calciatori. Ha affrontato il Bayer Leverkusen in maniera sfrontata, con tre attaccanti: hanno strameritato la coppa”.
Come vedresti Gasperini nuovo allenatore del Napoli?
“Ci sono i pro e i contro. E’ un allenatore molto particolare, molto esigente. Lo so perché conosco tanta gente che ha lavorato con lui. Sicuramente può fare bene anche se non dovrà essere facile lavorare con De Laurentis, li vedo come due poli positivi che si respingono. Anche perché per fare bene Gasperini dovrebbe avere carta bianca dal Presidente, senza ingerenze. Ma per ricostruire una squadra, al di là di un eventuale cambio modulo, considerando che quest’anno è stato dimostrato che il 4-3-3 non è infallibile, può essere un allenatore in grado di riportare entusiasmo”.
Ma chi potrebbe essere il tecnico ideale?
“Uno che mi piacerebbe molto è Roberto De Zerbi. Lo trovo un allenatore-messia, uno che traina le squadre, un tecnico molto preparato che fa giocare bene le sue squadre. E se proprio dovessi puntare su un giovane, un altro che non mi dispiacerebbe è Fabio Pecchia. Ha dimostrato di essere un tecnico di valore, vincendo tre volte la Serie B. E poi nel suo staff ci sono tanti napoletani come Nando Coppola e Antonio Porta”.
A proposito di napoletani, De Laurentiis non ci ha mai provato con Cannavaro?
“Mai contattato. Mai. E’ capitato che Fabio e Paolo vanno a vedere la partita allo stadio, il Napoli perde, l’inquadratura va sui fratelli Cannavaro, Garcia salta ed è chiaro che tutti fanno uno più uno pensando a quel tipo di avvicendamento. Invece non c’è mai stato. E non l’ha voluto manco a Bari, facendo altre scelte”.
Come giudichi la stagione di Meret?
“E’ un portiere che ha creato uno spaccato nella tifoseria. Ci sono i pro e i contro Meret. E quando sei “schierato” contro un portiere, ti viene additato qualsiasi cosa succeda. La verità è che lui quest’anno non ha fatto male, è molto meno colpevole di tanti altri calciatori. Non ha nessuna colpa, ha parato anche dei rigori ed è sempre stato impassibile nell’atteggiamento in campo. Per me è un ottimo portiere, un portiere forte. Forse caratterialmente può sembrare avere qualche limite, ma è il suo modo di essere. Ma posso dire che Meret sia un portiere che dà tranquillità”.
Ed ora che torna Caprile?
“Ho sempre sottolineato che il Napoli ha un parco portieri molto forte, perché c’è Gollini e c’è anche Contini che è molto forte. E’ un lusso come terzo a Napoli. Ora se torna Caprile e va via Gollini, è chiaro che Meret sarà il titolare e Caprile potrebbe iniziare a capire cosa vuol dire giocare a Napoli come secondo. Se, invece, il Napoli intende fare una inversione e puntare su Caprile, Meret deve andare via perché non può fare da chioccia. Quella la può fare uno come Gollini o un altro profilo, come fece Sirigu”.
Ti piace Caprile?
“Si, lo ho incontrato quando era al Bari. Ha una buona esplosività, una buona tecnica, ha lavorato con Enzo Sicignano ad Empoli, colui che ha forgiato Vicario e lo ha reso quello che è. Una garanzia sotto questo aspetto. Caprile è un ragazzo che può fare strada, è giovane, ma al primo errore non va penalizzato. Se l’anno prossimo il Napoli non fa le coppe e decide di affidargli la titolarità, questo può aiutare l’ambientamento. Ma io confermerei Meret. Anche perché penso che il male minore nel Napoli, in questo momento, sia il parco portieri. Tutti i grandi ex portieri ritengono che Meret sia un numero uno affidabile, persino il grande Zoff: possibile che nessuno capisce niente di calcio?”.
Ma, a proposito di Napoli e di giovani, c’è una menzione particolare che intende fare Cotugno
“Sì, voglio evidenziare il gran lavoro che sta facendo Marco Giglio, preparatore dei portieri delle giovanili del Napoli. E’ un ragazzo di un profilo altissimo, veramente bravo. Uno che sa il fatto suo e che sa lavorare con i giovani”.
Ecco, venendo al Napoli di quest’anno, com’è possibile un tracollo del genere? Si notano delle similitudini con quanto accaduto a voi a Benevento l’anno scorso
“Delle analogie ci sono. La prima che mi viene in mente è che i calciatori del Napoli non hanno dato tutto quello che è nelle loro potenzialità, proprio come accaduto con noi al Benevento. Avevamo una rosa importanti, con giocatori importanti, di qualità, un parco attaccanti di tutto rispetto per la Serie B. Ed, invece, ci ritrovammo con calciatori svuotati, che magari hanno dato appena il 40%, 50% o 60% delle loro possibilità. E trovo che questo sia accaduto anche a Napoli. Il calcio, purtroppo, non è una scienza esatta e non è solo una questione di scelte dell’allenatore, perché oggi tutti i tecnici sono preparati, hanno contezza del lavoro che fanno. Altro discorso è come arrivare a gestire un gruppo. E’ questo che fa la differenza. Ed è per questo che, ad esempio, uno come Fabio Cannavaro meriterebbe una chance. Il Napoli sarebbe la squadra perfetta per lui. Insomma, un Campione del Mondo che parla con Osimhen fa sicuramente più presa, può avere un impatto importante sullo spogliatoio. Vedi De Rossi alla Roma. Uno come lui non ha impiegato molto a riaccendere l’entusiasmo, basandosi molto sull’identità ed il senso di attaccamento alla maglia. Anche Tudor ha fatto bene alla Lazio. Insomma, gente con carattere e che ha un certo pedigree può solo fare bene ad uno spogliatoio in crisi”.
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