Cosmi da brividi: "Napoli è amore eterno, il sogno di tutti. I tifosi azzurri mi resero orgoglioso"
Una vera e propria dichiarazione d'amore, quella dell'allenatore Serse Cosmi, in risposta a chi gli chiede se si immagini un giorno sulla panchina di Fuorigrotta.

La risposta più bella di tutte, di quelle che non ti aspetti, arriva da Serse Cosmi. L'ex tecnico - tra le altre - di Perugia, Lecce e Palermo, ha rivelato il suo grande legame con Napoli, quando Peppe Iannicelli, ai microfoni di 'Marte Sport Show', gli ha chiesto: "Sarebbe bello, un giorno, vederti a Fuorigrotta da allenatore. Non credi? Mai dire mai...".
"Io al Napoli? Nella vita - ha esordito Cosmi - ho avuto la fortuna di realizzare dei sogni, come quelli che ho vissuto grazie a due figli meravigliosi. Ho allenato la squadra della mia città e sono contento. Al di là dei sogni, da buon 'toro' sono realista e mi rendo conto che la possibilità di allenare piazze importantissime, come ovviamente lo è Napoli, non fa parte più tanto del mio valore. Rimango realista, ma non nego che Napoli è uno di quei posti a cui sono molto legato e in cui tutti vorrebbero lavorare. Mia moglie si chiama Rosa, è figlia di napoletani. Ho vissuto il contesto di Napoli anche in maniera familiare e mi arrabbio tanto, quando sento dire che allenare e giocare al Napoli è difficile. L'amore che ti dà Napoli è unico ed eterno. E' incondizionato. L'amore, anche eccessivo, è meglio dell'indifferenza".
"Persino da avversario - aggiunge Cosmi - ho splendidi ricordi di Napoli e dell'allora stadio San Paolo. La prima volta che ci entrai, era contro il Napoli di Edmundo. Per me, fu come entrare al Colosseo. Venivo da una delle settimane peggiori della mia vita, con Striscia La Notizia che fece uno pseudo scoop sul calcio di Serie C... Vissi male quei giorni, avevo paura di tornare in campo, ma entrai in quello stadio con il terrore di essere fischiato e, invece, 50 mila persone non fecero che applaudirmi. I tifosi azzurri mi riservarono un'accoglienza incredibile. Lì ho capito, ho avuto la conferma che essere un allenatore o un giocatore del Napoli, ma anche un suo avversario leale, è un privilegio assoluto. Un grande orgoglio".
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