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Cosimo Damiano Damato: "Nel mio libro vi racconto chi era Maradona"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Cosimo Damiano Damato: Nel mio libro vi racconto chi era Maradona

Il poeta, drammaturgo, regista e sceneggiatore Cosimo Damiano Damato ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista ad AreaNapoli.it.


Cosimo Damiano Damato è un artista completo ed eclettico. Drammaturgo, poeta, regista e sceneggiatore, ha recentemente pubblicato "Hasta siempre Maradona", un libro dedicato al calciatore più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. Nel volume in questione viene raccontata la parabola del grande campione in cui l’autore si mette nei panni del calciatore, come se fosse lui stesso a parlare. La redazione di AreaNapoli.it ha incontrato Cosimo Damiano Damato prima di uno dei tanti spettacoli nei quali è impegnato.

Perché un pugliese come lei (è di Margherita di Savoia, ndr) ha scelto di scrivere prima un libro e poi uno spettacolo su Maradona?


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"Ho avuto un’educazione sentimentale su Napoli, la sua cultura e Maradona. Devo la mia “napuletanite” ai miei amici e maestri Renzo Arbore, Lucio Dalla ed Erri De Luca. Io non mi sento semplicemente pugliese ma sento di appartenere ad un Sud più profondo. E’ una questione di valori, di comunanza di storie, di lotte, di poetica. Ogni volta che scrivo una storia la racconta sempre in più linguaggi, dal cinema alla letteratura, dal teatro alla musica, non c’è un solo linguaggio nel mio stile narrativo quello che mi interessa è raccontare una storia poetica che abbia uno sguardo civile. L’impegno degli intellettuali è questo, come diceva Izet Sarajlić i poeti “ fanno il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo” e in periodo drammatico come quello che stiamo vivendo, con una guerra nel cuore dell’Europa, senza dimenticare le altre guerre su cui chiudiamo gli occhi, che fanno milioni di morti da decenni ( pensate al Congo ) ma che ci fanno comodo per le materie prime che poi deprediamo..in un periodo in cui ci siamo dimenticati dell’umanità, in cui salvare vite in mezzo al mare è diventato un reato ( pensate alla storia di Mimmo Lucano)… in periodo in cui essere antifascista non è più un dovere morale e fondamento del rispetto della nostra Costituzione ma una querelle politica in cui la destra sdogana le dittature…in un periodo drammatico in cui essere poveri è una colpa….in tutto questo delirio raccontare una storia di riscatto sociale, di lotta civile, di dignità del Sud come quella di Maradona e di Napoli mi è sembrata un’esigenza. A questo aggiungo l’ammirazione per un altro argentino, un fuoriclasse di valori ovvero papa Francesco. Le sue encicliche Laudato sì e Fratelli tutti sono per me pura poesia civile. E tutto questo cosa c’entra con il calcio? – vi state chiedendo – proprio papa Francesco dopo aver incontrato Maradona ad un evento per raccogliere fondi per i bambini ha definito Diego “ un poeta in campo e un uomo fragile fuori dal campo”-. Ecco perché ho voluto raccontare El pelusa ( mi piace chiamarlo così, come lo chiamavano da ragazzo, nella sua purezza di un ragazzo pieno di sogni, rabbia e fantasia per curvare la vita). Della poesia di Maradona mi ha parlato anche il grandissimo Gianni Minà, suo amico fraterno, devo molto a Gianni per i suoi racconti personali su Diego. Hasta siempre Maradona è dedicato proprio a papa Francesco e Gianni Minà. E permettetemi di dire due parole su Minà – un altro grande poeta del nostro Novecento. Il suo coraggio, la sua curiosità, la sua serietà, la sua voce, la sua rivoluzione. Pensate che un gigante come Minà è stato cacciato dalla Rai prima da Berlusconi-Craxi e poi da D’Alema. Ecco i poeti fanno paura al potere perché sono capaci di far ragionare il popolo. Come racconto anche nel libro nel capitolo dedicato a Mercedes Sosa che ha combattuto il regime argentino di Videla con la poesia della sua musica a favore dei poveri, degli studenti, delle donne, dei lavoratori.  Tornando alla domanda iniziale, Hasta siempre Maradona non poteva restare solo nel libro pubblicato dal coraggioso editore Francesco Aliberti ma aveva bisogno anche di una voce e per questo ho prestato il mio corpo, le mie fibre,  la mia voce a Maradona che è tornato per raccontarci la sua storia".

Chi era il Maradona uomo e cosa risponde a chi dice che è stato "solo" un grandissimo calciatore?

"Maradona è stato la speranza di Napoli, dell’Argentina, dei Sud del Mondo. E’ stato un uomo che ci ha insegnato a guardare oltre, a scavare nei sentimenti umani, ha ridato dignità al Sud. La sua è stata una parabola come scrive Erri De Luca nella prefazione".

 Erri De Luca e Gianni Minà impreziosiscono il volume "Hasta siempre Maradona". Ci parli un po' del libro

"Intanto voglio ricordare i disegni del maestro Vito Moccia presenti nel libro. Erri mi ha fatto un grande dono, le sue parole sono preziose: “ Lui ammira il Che, tutt’altra fascia di capitano al braccio. Lui ammira senza accostamento di se stesso al Che.  Lui è diventato esempio insuperabile di riscatto dalla povertà. Il Che è esempio leggendario di rivoluzionario del 1900, credente nelle insurrezioni di popolo su scala di pianeta, come già Trotzki. Non poteva bastargli il socialismo in un solo paese. Lui Maradona offre una diversa specie di generosità: verso la sua squadra. La tiene insieme, la trascina a vincere. La generosità del Che sta nelle marce lungo le Sierre, braccato nei bivacchi, consegnato ai nemici. Ma a chi importano oggi le differenze? Lui e il Che sono facce di Sud stampate su tatuaggi, magliette, manifesti. E mi commuove invece rileggere il dialogo con Gianni Minà, un altro grande dono. Quando gli chiedo se un giorno dovesse rincontrarlo, cosa gli direbbe – Gianni mi risponde – “Due giorni prima di andarsene da questo mondo, mi aveva lasciato un messaggio nella segreteria del mio cellulare. Ma io non stavo bene e non rispondevo alle chiamate, in quel periodo. Mia moglie, controllando tutte le telefonate, casualmente ascolta un suo messaggio. Voleva sentirmi. Aveva saputo che non stavo bene. Non avrei salvato nessuno, ma la consolazione di un abbraccio fatto di parole affettuose, avrebbe fatto bene a me e a lui.  Se dovessi incontrarlo non gli direi nulla. Lo abbraccerei e basta.” Ed ora che non c’è più neanche Minà mi piace immaginarli insieme, seduti magari insieme al Che, a quel bar dei poeti, al Roxy bar cantato da Vasco Rossi".

Come è strutturato invece lo spettacolo teatrale?

"Lo spettacolo El pelusa y la negra ( la storia cantata di Maradona e Mercedes Sosa) è prodotto da Antonio Convertini per Kino Music che con Mercedes ci ha lavorato. In scena c’è il Sudamerica quartet diretto dal maestro Valentino Corvino che ha arrangiato le canzoni di Mercedes, fra cui Todo cambia e Gracias a la vida  e non solo ( si aggiungono Povera patria di Battiato, Napul’è di Pino Daniele, Caruso di Lucio Dalla e due capolavori di Gardel). Ad interpretare le canzoni è Simona Molinari che nello spettacolo si rivela anche una potente attrice capace di dar voce ai monologhi in cui Mercedes si racconta e dialoga con Maradona che interpreto  indossando le sue scarpe, il suo dolore, la sua rabbia, la sua purezza".  

Cosa rappresenta Napoli per lei?

"Napoli è il teatro di Eduardo, la musica di Pino Daniele, i film Totò,  il coraggio di Saviano, le battaglie di Padre Alex Zanotelli, le storie di Erri De Luca, Caruso cantato da Lucio Dalla, la libreria Dante & Descartes con i libri salvati da Raimondo Di Maio in via Mezzocannone, l’ala sola di Bellavista che affronta la camorra. Mi è capitata una cosa fantastica l’anno scorso. Ero al Teatro Bolivar dove portavo in scena lo spettacolo Le rose di Sarajevo con Erri De Luca. Dopo lo spettacolo sono entrato con parte della compagnia in un locale nel quartiere sanità per bere un vino e l’abbiamo condiviso con altre persone che erano nel locale parlando di filosofia, politica, sanità, università, pace, ambiente. Un dialogo su temi civili e sociali, un confronto, un’alleanza, fra generazioni diverse ( c’erano studenti, intellettuali, operai). Questa è Napoli. Il centro della cultura dove Mediterraneo e Europa si ricompongono in una visione empatica".

Da uomo del Sud come ha accolto lo scudetto del Napoli? Ritiene che la città sia cambiata rispetto all'epopea maradoniana anche nel modo di festeggiare?

"Una certa critica ha scritto che è solo uno scudetto, che è tutto esagerato a Napoli che non è più segno di alcun riscatto invece lo è ancora.  Napoli ha ancora bisogno di sognare, di sperare, di combattere. Credo che la festa duri ancora ed ha bisogno di durare sono come quei baci fra giovani innamorati che non vanno più via e di cui si ha bisogno di sentire per credere ancora all’amore. Ma oltre le bandiere c’è qualcosa di più profondo".

Ci parli dei suoi progetti futuri

"Intanto vi annuncio qualche data teatrale:  porteremo lo spettacolo su Maradona e Mercedes il 27 agosto al Palazzo Beltrani di Trani, arriveremo a Napoli il prossimo 11 e 12 novembre al Teatro Bolivar ( saremo poi a Bologna Torino, Milano, il calendario  in aggiornamento è su www.kinomusic.it) . Il 4 ottobre invece alla Casa del Jazz di Roma saremo con Erri De Luca e la minuscola orchestra di Giovanni Seneca con lo spettacolo Le rose di Sarajevo. Sempre con Erri abbiamo scritto un film ambientato fra Napoli e Sorrento nei giorni della fine della seconda guerra mondiale, ispirato ad un suo racconto breve con protagonista suo padre Aldo. Stiamo cercando di mettere su la produzione. Sempre per il cinema sto scrivendo una sceneggiatura su Don Andrea Gallo (che ho già raccontato in un documentario ma questa volta ne sto scrivendo una storia romanzata) ed una storia musicale, grottesca e civile ambientata in Vaticano scritta con Erica Mou. Ho una raccolta di poesie in uscita in autunno dal titolo “Fuori piove una canzone di Jannacci” ed un romanzo a cui tengo tantissimo “L’ora d’aria” in cui racconto l’incontro fra Gramsci e Pertini nel carcere pugliese di Turi. Una storia che vorrei portare anche al cinema.  Ah dimentico che mentre rispondo a questa intervista su un quaderno sto scrivendo un monologo ispirato alla vita di Charlie Chaplin. Vedremo".

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA

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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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