Corbo: "Napoli, una vergogna per fortuna è insabbiata grazie alla partita col Barcellona"

Antonio Corbo, giornalista di Repubblica, nel corso della sua rubrica "Il graffio", ha fatto il punto in casa Napoli.
Antonio Corbo, giornalista di Repubblica, nel corso del suo "Graffio", ha analizzato il momento del Napoli. Ecco quanto scrive: "Il calcio vende sogni, ed il Napoli vola a Barcellona per comprarne uno. Prima Ancelotti con due sberle al Liverpool, 2-0 al San Paolo e 1-1 all’Anfield Road in un girone magnetico, poi Gattuso con lo smacco alla Juve in Coppa Italia: il Napoli sta per chiudere una stagione di drammi e di favole, rivolte e trionfi, di lunghi sospiri e brevi splendori. Si può ancora credere alle follie di anno bisesto che mette tutto sottosopra, anche le certezze? La prima: il divario che lo sborone Quique Setien attribuisce alla sfida di stasera tra i fantasmi di uno stadio con 99mila posti vuoti. “Passa il Barcellona al 100 per 100” è l’inelegante oroscopo di un allenatore ancora scosso dalla vittoria del Real Madrid nella Liga. Turbato dalla instabilità del suo protettore e presidente Josep Maria Bartomeu. Segnato da questioni irrisolte tra il club ed il suo miglior giocatore, Lionel Andrés Messi Cuccettini, 33 anni lo scorso 24 giugno, argentino cancellato da Maradona nell’arco di quattro decenni. Negli anni ’80 Diego trascina da solo con 8 disoccupati l’Argentina in cima al mondo, Mexico ‘86 lo incorona. Lionel è l’eterna delusione della sua Selecciòn".
Poi scrive: "Tutti i valori di una analisi tecnica sono favorevoli al Barcellona. Ma lasciano spazio a qualche riflessione, su ambiente e psicologia. Uno stadio vuoto deprime chi dal Nou Cap trae la sua forza: quando la folla lo sostiene, quando lo ammonisce con il suo gelo. Gli spagnoli poi da sempre entrano nei quarti di Champions, per loro sono un viaggio normale, scontato, ripetitivo, come andare in vacanza d’estate a Ibiza o Formentera. In 94 anni il Napoli non ci è mai arrivato, e l’idea di una impresa lo eccita. Ci si mette anche il ricordo della partita di andata: 25 febbraio, 1-1 con il gol della vittoria che Callejon fallì nel finale di una partita intensa. Quel Napoli sembrava perfetto negli equilibri: stretto in difesa per bloccare le line di passaggio a Messi, puntuale nel pressing alto, elastico nelle ripartenze. Basta non aver fretta, sistemarsi in campo, aspettare, quindi colpire. È il calcio italiano che lo insegna, anche a Barcellona dove la lezione di Pep Guardiola lentamente svanisce. Un’impresa, e poi? Oltre il sogno c’è Lisbona con i quarti del 14 agosto (Chelsea o Bayern) ma anche la realtà. Il Napoli dovrà essere ricostruito non solo nella squadra ma anche nella filosofia aziendale. La squadra Primavera è stata appena retrocessa in B, una vergogna per fortuna insabbiata. Proprio il Barcellona ispirò a De Laurentiis il progetto di una “Scugnizzeria”, un centro sportivo, strutture solide da grande club. C’è un sogno da comprare stasera, ma appena sveglio il Napoli si lanci in un suo diverso domani.
Infine ha aggiunto: "Deve darsi un futuro migliore anche la Juve, bocciata in Champions dal modesto Lione. Maurizio Sarri scopre di essere improvvisamente utile. Salva tutti, perché solo su di lui si riversano le accuse di una disfatta. È saltato anche l’ordine di scuderia: dare risalto allo scudetto appena vinto. Da Pjanic in su sono venuti fuori schizzi di fango sull’allenatore del bel calcio. Sarri è in attesa di giudizio, più fuori che dentro. Avrà capito l’errore di qualche anno fa. A Napoli era amato dai tifosi e ascoltato dalla squadra, inseguito dal presidente che lo sopportava a malapena con un contratto raddoppiato, su quei 91 punti ha fondato il suo personaggio e le fortune economiche del biennio con Chelsea e Juve. Voleva diventare ricco, e vi è riuscito. Voleva rivelarsi come il profeta della Grande Bellezza nel calcio, ed ha fallito. Da dove riparte?"







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