Condō sul caso Juventus: "Le dimissioni sono una strategia"

Paolo Condō, giornalista, ha analizzato la situazione in casa Juventus ai microfoni di Sky Sport.
Paolo Condò, giornalista, ha analizzato il caso Juventus nel corso nel suo intervento ai microfoni di Sky Sport: "La Juventus non può stare in guerra con tutti: è in guerra con la procura, è in guerra con la Consob ed è in guerra con la UEFA. La strategia è stata quella di ammorbidire questa posizione e da quello che mi risulta non è stata solo la consigliera Marilungo a rifiutarsi di andare avanti, ma anche un altro consigliere indipendente, che non ha voluto verbalizzare. Sono stati in due a far capire che la situazione si stava chiudendo e non c'era più la compattezza attesa".
Inoltre, ha evidenziato: "I continui rinvii dell'assemblea che avrebbe dovuto approvare il bilancio hanno fatto capire che reiterare queste irregolarità diventava pericoloso per i membri del CDA. Si è arrivati a questo provvedimento shock ma comunque prevedibile. Un bilancio in queste condizioni, con 254 milioni di debiti, ti fa capire come l'emergenza finanziara sia persino superiore a quella giudiziaria e c'è bisogno di intervenire pesantemente. Lo stesso Arrivabene, condiviso da Elkann e Agnelli, non è riuscito a rimettere in sesto la Juventus e la cura dovrà arrivare fino al termine della stagione. Il processo ci sarà a Primavera, alla fine di giugno ci sarà il vero CDA, quello che dovrà contenere anche il futuro sportivo".
"Il primo nome a cui penso è quello di Alessandro Del Piero, ma servirà aspettare giugno. In questo momento il peso della Juve grava su Massimiliano Allegri, che dovrà tenere in piedi la baracca fino a giugno. Dopo averlo criticato per degli errori nel corso della stagione, dico che non c'è una persona migliore che si possa trovare per il timore della gestione sportiva della Juve".






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