Cobolli Gigli: "Juventus, plusvalenze e Agnelli-Elkann: vi spiego tutto. Napoli come l'Atalanta"
L'ex presidente bianconero a 1 Station Radio: "Plusvalenze fittizie mal comune. Elkann allo Stadium per supportare Andrea Agnelli".

Giovanni Cobolli Gigli ha rilasciato alcune dichiarazioni durane la puntata odierna di 1 Football Club, trasmissione prodotta da Il Sogno nel Cuore e in onda su 1 Station Radio. "Le plusvalenze della Juventus? Quando vengono fuori delle cose in modo così roboante come il discorso delle plusvalenze, indubbiamente gli organi di comunicazione cavalcano fortemente la notizia. Ora bisognerà vedere cosa succederà tra una settimana o due. Detto questo, le plusvalenze sono sempre esistite: sane o non sane che fossero. Io non posso sapere cosa abbia fatto la Juventus in questo senso, certamente devo dire che l’acquisto di Arthur mi sembra sia avvenuto per un valore troppo alto, stessa cosa per la cessione di Pjanic al Barcellona. Sappiamo che però nel calcio non esiste un metro per valutare scientificamente un calciatore, non è un immobile o una macchina. Il discorso va generalizzato anche ad altre squadre, non soltanto la Juve e non soltanto nel calcio italiano".
L'ex presidente ha poi aggiunto: "Andrea Agnelli fuori dalla dirigenza della Juventus? Non sono la persona più adatta per dare questo giudizio, non ho nessun rapporto con John Elkann e Agnelli. Certamente la presenza di Elkann allo stadio ha voluto dire che è molto vicino ad Andrea Agnelli, ed essendo lui il maggior azionista mi sembra sia stata una presenza molto significativa. Bilanci taroccati? Mi concentrerei su altro: ad esempio i compensi dei procuratori sportivi per me sono indegni, nascondono dietro delle fatturazioni per transazioni che in realtà non esistono. Il nero di bilancio: questo sarebbe fastidioso ma è tutto da dimostrare. Debiti? Si possono anche fare, ma oltre un certo limite diventa sbagliato dal punto di vista concorrenziale. Penso ai proprietari del PSG, che si permettono di comprare calciatori spendendo cifre incredibili. Il PSG – per dirne una – crea una concorrenza poco leale, ci vorrebbero delle regole più ferree. Prima del Covid esistevano delle regole sulla fiscalità delle transazioni, ma sono complesse da far rispettare. In Italia invece ci sono squadre ampiamente competitive solo grazie alla bravura dei dirigenti: faccio il nome dell’Atalanta, guidata benissimo dal suo presidente e da tutto lo staff. Stessa cosa per il Napoli, che è riuscito ad ottenere grossi risultati con una società scarsamente indebitata".
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