Cirillo: "Il settore giovanile del Napoli ha talenti importanti, grande lavoro di Grava. Ma c'è un problema"
Il calcio italiano sta attraversando una crisi epocale, ma il nostro paese ha davvero smarrito il suo storico talento? Ne abbiamo parlato con Stefano Cirillo.

Stefano Cirillo, allenatore professionista, responsabile del settore giovanile del Savoia e da tanti anni talent scout di rilievo nazionale con la VieSse Sport che gestisce insieme a Vincenzo Raiola (cugino del compianto Mino), ha rilasciato un'intervista esclusiva ad AreaNapoli.it per fare il punto sulla crisi del calcio italiano.
Cirillo: "Il Napoli sta facendo un lavoro super con Grava e Caffarelli"
Cirillo ha elogiato il notevole lavoro della SSC Napoli. Queste le sue parole: "Il settore giovanile del club partenopeo, con il responsabile Gianluca Grava e con Luigi Caffarelli, ex calciatori con un passato glorioso e con una notevole esperienza sul campo, sta profondendo un impegno straordinario ed i risultati sono davvero importanti. Ci sono infatti numerosi talenti che fanno ben sperare".
"C'è un problema di monitoraggio a livello nazionale"
"Tuttavia c'è un problema che andrebbe risolto. Quale? Faccio una premessa: non ho letto la riforma di Roberto Baggio, ma anche io ho sempre pensato ad un centinaio di distretti provinciali in tutta Italia per monitorare i talenti. Il Sud meriterebbe più attenzione. E torno al Napoli: alcuni giovani calciatori di livello, purtroppo, non vengono presi in considerazione, come meriterebbero, dalle giovanili della nazionale italiana".
"Fattoruso, un talentino con caratteristiche alla Baggio"
Poi Cirillo ha aggiunto: "Il Napoli ha i 2010, 2011 e i 2012 davvero forti. Penso a Buondonno, Tambaro, Chirico, Criscuolo, Tarallo, Corbo, Gallo, Carafa, Botta, Vives e Fattoruso. Quest'ultimo ha una fantasia alla Baggio con proiezioni moderne alla Yamal. Rappresentano il futuro non solo degli azzurri perché hanno un grosso potenziale per il calcio italiano in generale. I 2012, in particolare, sono i migliori d'Italia. A mio avviso andrebbe detta tutta la verità sui motivi della crisi del calcio italiano. Io credo poco alla narrazione dei bambini che non giocano più per strada. Potrebbe essere un fattore se valesse per tutti i paesi in cui il calcio si è sviluppato così, ma io vi sfido a dirmi che in Norvegia, ad esempio, i bambini giocano per strada e dunque sono in prospettiva più forti dei nostri. Il vero problema sono gli istruttori".
"Al calcio italiano servono allenatore ed istruttori più pronti e preparati"
Ed ha spiegato: "In Italia, purtroppo, in tanti settori giovanili capita di vedere all'opera allenatori non all'altezza, ed ovviamente non generalizzo. Il punto è che queste figure andrebbero inquadrate meglio. Personalmente vorrei che ci fossero allenatori più preparati, ovvero professionisti qualificati, concentrati esclusivamente su questo lavoro. Da qui nascono a catena gli altri problemi, a partire dal poco lavoro sulla tecnica individuale. E' un problema di filosofia. Personalmente lascerei spazio a grandi maestri come Zeman, Guidolin, Reja, per fare qualche esempio: sono questi i profili che dovrebbero insegnare calcio ai bambini e a formare istruttori. Prima il talento, poi la tattica. Oggi invece tanti allenatori chiedono ai ragazzini di giocare a due tocchi: perché? Serve equilibrio. Gli allenatori che hanno personalità lasciano liberi i bambini di osare, gli fanno capire quando è il momento di provare la giocata e quando no. I due tocchi devono essere un punto di arrivo su basi solide, non la partenza. Si dia spazio all'istinto, ovviamente con criterio".
"L'Italia investa in strutture e organizzazione, come ha fatto la Spagna"
"Inoltre servirebbero maggiori investimenti nelle strutture. La Spagna, che negli anni '80 non aveva fenomeni assoluti, dopo il Mondiale sfruttò i soldi per programmare il futuro utilizzando anche gli insegnamenti di Cruijff. In qui fermenti c'erano i prodromi di una visione che ha poi favorito l'arrivo del guardiolismo. Ripeto, la storiella della strada che non vede più bambini giocare a pallone come un tempo, è ormai un vuoto un luogo comune, il vero tema è la mancanza di professionalità nei tecnici", ha concluso Cirillo.
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