Ciotola: "Napoli: chi è davvero Busiello. Avrei ingaggiato un allenatore diverso"

Il Direttore Sportivo Gennaro Ciotola ha parlato ad AreaNapoli.it di Busiello, recentemente accostato al Napoli.
Il Direttore Sportivo e talent scout di livello internazionale Gennaro Ciotola ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della testata giornalistica AreaNapoli.it. Il dirigente ha parlato anche di Danilo Busiello, calciatore recentemente accostato anche al club di Aurelio De Laurentiis.
Le parole di Ciotola ad AreaNapoli.it su Busiello
Di seguito le parole di Gennaro Ciotola ai microfoni di AreaNapoli.it: "Busiello è un buon calciatore, un ragazzo napoletano con qualità interessanti che, a mio avviso, potrebbe rappresentare una risorsa per la Primavera azzurra. Il Napoli ha già effettuato un investimento importante su Baridò, dimostrando attenzione verso i giovani di prospettiva. Tuttavia, sono convinto che la qualità trovi sempre spazio e che investire sui talenti del territorio rappresenti un’opportunità da valutare con grande attenzione. Attenzione, però: non parliamo di un calciatore pronto per essere inserito in prima squadra. Il Napoli rappresenta un livello tecnico e competitivo altissimo e credo che i giovani abbiano bisogno di un percorso di crescita intermedio, che permetta loro di maturare e arrivare gradualmente a determinati palcoscenici".
Ciotola: "Il Napoli deve allargare i propri orizzonti"
Quali step deve ancora compiere il Napoli per migliorarsi ulteriormente? "Credo che il Napoli debba innanzitutto allargare i propri orizzonti e sviluppare una mentalità sempre più europea, anche nel settore giovanile. La società dovrebbe applicare alla Primavera la stessa filosofia che negli anni ha caratterizzato il mercato della prima squadra: anticipare la concorrenza, individuare il talento prima degli altri e avere il coraggio di investire su giovani calciatori di grande prospettiva, anche attraverso operazioni economicamente importanti. L’obiettivo deve essere quello di costruire una Primavera competitiva non soltanto a livello nazionale, ma anche internazionale. La Youth League rappresenta un banco di prova significativo, dove emerge spesso il divario tra il calcio giovanile italiano e quello di realtà come i club di Prmier League, della Liga, dell’Ajax e del calcio tedesco, che considerano il settore giovanile una risorsa strategica. Naturalmente, il discorso è molto più ampio: entrano in gioco infrastrutture, organizzazione, investimenti e una progettualità che deve partire da lontano. A mio avviso, il Napoli deve avere l’ambizione di anticipare il mercato internazionale dei giovani, senza perdere di vista i talenti del proprio territorio. Il vero salto di qualità consiste nel considerare il settore giovanile non come un costo, ma come un investimento strategico per il futuro del club".
"Avrei scelto un allenatore con mentalità offensiva"
La rosa del Napoli è troppo "vecchia"? "Lo sostenevo già a maggio, secondo me era arrivato il momento di aprire un nuovo ciclo. Avrei scelto un allenatore con una filosofia di calcio offensiva, coraggiosa, a tratti spregiudicata, capace di far divertire la piazza e accompagnare un profondo processo di ringiovanimento della rosa. Questo avrebbe comportato anche cessioni dolorose, salutando e ringraziando calciatori che hanno dato tantissimo alla maglia azzurra, ma nel calcio bisogna avere il coraggio di anticipare la fine di un ciclo, senza aspettare che siano i risultati a imporre determinate scelte. Il presidente ha scelto Allegri, un allenatore di grande esperienza e dal palmarès importante, che ha tutte le possibilità di ottenere risultati significativi. Ma il punto, a mio avviso, non è l’allenatore: è la necessità di rinnovare un gruppo che negli ultimi anni ha già dato moltissimo. Personalmente, avrei immaginato un progetto triennale affidato a un profilo come Vincenzo Italiano o Raffaele Palladino, allenatori con caratteristiche differenti, ma che avrei preso in considerazione per avviare un nuovo percorso tecnico. Avrei comunicato chiaramente alla piazza la volontà di costruire una squadra giovane, ambiziosa e sostenibile, chiedendo il tempo necessario per sviluppare un progetto. Questo non significa rinunciare a vincere nell’immediato: si può essere competitivi anche durante una ricostruzione. Il rischio, altrimenti, è quello di continuare a cercare risultati nell’immediato, rimandando un ricambio generazionale che, prima o poi, diventerà inevitabile. Il grande dirigente non deve soltanto saper costruire una squadra vincente. Deve soprattutto capire quando è arrivato il momento di costruirne un’altra".








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