Chiariello rivela: "Telefonata con Ancelotti, le sue parole mi hanno stretto il cuore"

Il giornalista di Canale 21 ha riferito di aver parlato recentemente con Carlo Ancelotti, ex tecnico del Napoli ora sulla panchina dell'Everton.
Umberto Chiariello, giornalista di Canale 21, ha scritto un lungo editoriale sul sito RispettaLoSport nel quale ha svelato di aver avuto un lungo colloquio telefonico con Carlo Ancelotti. "Proprio lunedì mattina sono stato a telefono con Ancelotti un’ora perché aveva piacere a sentirmi e mi ha ha fatto arrivare un messaggio di chiamarlo. Un gran signore, non ha battuto ciglio su nessuna critica ricevuta e mi ha detto che segue il Napoli attraverso i miei editoriali. Per me è un onore. Gli ho detto che è un grande uomo ed il motivo per cui sono stato feroce con lui al punto da chiamarlo Carlo il Distruttore è che avevo talmente creduto in lui che avevo dato il Napoli vincente l’anno scorso e ci ho fatto una figura barbina (ed anche lui mi ha confermato che ci credeva sul serio). Non sto qui, per serietà, a dirvi quali sono i motivi per cui la sua avventura napoletana sia finita male dal suo punto di vista, ma non ha negato nulla".
Chiariello prosegue: "Ho sentito da parte sua tanta stima e signorilità e mi si è stretto il cuore pensando che l’ho criticato, che ho fatto bene a criticarlo, che non cambio idea, ma che mi dispiace tanto perché umanamente è una persona splendida. Purtroppo il mio mestiere, che piaccia o no, è vedere al di là del risultato quello che accade in campo e giudicarlo, spassionatamente e senza rapporti personali che inficino il giudizio. Ovviamente sapendo che non ho la verità in tasca e posso essere io a sbagliare. Tanto è vero che io divento amico di allenatori e calciatori dopo che sono passati, perché a differenza di altri colleghi non sbavo per fare la corte dei miracoli. Motivo per cui ho lasciato ai più giovani le conferenze stampa. E mi fa ridere l’obiezione che non posso parlare perché non alleno: io faccio il critico calcistico da oltre trent’anni e mi sono costruito una credibilità che è testimoniata dagli ascolti e dal seguito. E sono rimasto a Napoli per scelta, non per mancanza di opportunità. Perché voglio che mio figlio cresca qua e si laurei qua, come ho fatto io. E non bisogna essere fantini per parlare di ippica o scrittori per recensire un autore ed un libro".






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