Chiariello: "Neapolis sconfitta, ma sono orgoglioso. Segnatevi questo nome"

Il giornalista Umberto Chiariello, sui social, ha commentato la vittoria del Savoia ai danni della Neapolis.
Umberto Chiariello, giornalista, ha pubblicato un post sui social raccontando quanto ha vissuto nella giornata di ieri (sabato). Ecco quanto si legge: "È sabato. Ho lasciato di fretta e furia Radio Punto Nuovo e sono corso allo Stadio Ianniello di Frattamaggiore. Ho un appuntamento imperdibile. La "mia" Neapolis - che lotta per salvarsi in Eccellenza - incontra la corazzata Savoia, onusta di storia e di gloria, guidata dal capocannoniere Esposito detto il Ninja. Confronto impari. Nel Savoia giocatori super pagati e carichi di anni e di esperienza. Nel nostro manipolo di Achei (l’elmo è il nostro simbolo, e le divise dell’esercito sudista a rappresentare il Sud del mondo, dall’idea della famiglia La Peccerella, mosca rara nel calcio di esempio di cultura e idea dello sport adamantino), rappresentato da ben 8 Under di cui vari 2003 e perfino un 2004 all’esordio, quel Monti centravanti di cui sentiremo parlare, e in porta c’è il mio Giorgio. Tremo al pensiero di una debacle".
"Invece teniamo il campo magnificamente ed il Savoia va in affanno. Ed il primo tempo termina sullo 0-0: Giorgio gioca con la tranquillità di un veterano, ha bloccato tutti gli attacchi oplontini con l’aiuto di una super difesa dove Capitano Esposito detto Little Mouse (in napoletano fate voi) lotta come un leone, Lanzillo e Pollice sono una cerniera centrale insuperabile, il compagno di Giorgio di tante battaglie tra le giovanili Filiù (gran giocatore mancino, fisico e tecnica) sfreccia a sinistra, a centrocampo il bucaniere Festa Maravilha e il bravo Varriale, due 2001 che hanno fatto da chioccia a Giorgio all’Internapoli nella bella Juniores di Mister Nunes, coadiuvati dall’onnipresente Galasso, un Gattuso in sedicesimi del 2003, corrono tanto e tamponano, sperando che si accendano gli esterni Silva (che lo fa) e Barretta (che non lo fa, ma che gamba che ha questo 2002!). Nel secondo tempo la svolta: Varriale, forse il migliore fino ad allora, si fa espellere per doppia ammonizione dall’arbitro addirittura mandato da Chiavari di cui vi consiglio di appuntarvi il nome: Federico Tassano, semplicemente perfetto. Corsa, onnipresenza sulla palla, sempre vicino all’azione, personalità senza esagerazione, non sbaglia un intervento. Ad averne arbitri così. Farà strada. Quindi Varriale va fuori. Nulla da dire. A quel punto, con tanti Under in campo e dieci uomini, e con la pressione del Savoia che Mister Roberto Carannante ha aumentato con l’ingresso di altri due big, il muro acheo organizzato da Miater Peluso scricchiola, Barretta perde palla di tacco, mischia in area e uomo a porta vuota che la mette dentro. Abbiamo stoicamente tenuto per quasi 70 minuti e Giorgio è stato un muro. Io ho la tachicardia e mi prendono in giro: mi consigliano di vedere la partita a portata di ambulanza, perché ogni volta che Giorgio si tuffa io in simbiosi mentale simulo l’intervento d’istinto (e che cavolo, si è portieri nella testa per sempre) e rischio di volare sì, ma dagli spalti. Sono orgoglioso del mio ragazzo, dei miei ragazzi, ma temo l’imbarcata. Che non c’è stata: finisce 3-0 ma abbiamo tenuto. E Giorgio ha limitato i danni con un paio di parate strepitose. Però sull’1-0 sono triste. Peccato, maledetta espulsione (che c’è). Non passavano, e stavano incartandosi. Ed i miei ragazzi sembravano veterani. Sprizzavamo orgoglio e preoccupazione io e Armando La Peccerella, The President. Ma il nostro pensiero sull’1-0 lo esplicita l’inviato di Televomero che si affaccia dalla cabina stampa adiacente alla nostra, dove stiamo seguendo la partita, e grida: “Siate orgogliosi, così si fa calcio, con i ragazzi, non con i soldi!”. Ha ragione. Non so se ci salveremo. Ma quel che conta è l’idea di calcio che porta avanti la Neapolis e che non morirà quest’anno, salvezza o meno. Dopo due anni di pandemia, quando Giorgio pensava di mollare, mai avrei immaginato che oggi sarebbe stato tra i migliori in campo contro il glorioso Savoia! Ne sono grato e riconoscente. Perché l’idea di sport dei La Peccerella dovrebbe essere la linea guida del calcio dilettantistico: dare speranza e futuro ai nostri giovani. Ci vorrebbe una riforma seria. Max 3 over 30 e minimo 6 Under 20 nella rosa. Poi che giochino i migliori. Oggi ha vinto il Savoia, complimenti a loro. Ma io mi tengo i miei. E sono felice quando a fine partita è tutta una sfilata di dirigenti e tecnici a complimentarsi con noi e con me in particolare per mio figlio. Che nel frattempo esce dallo spogliatoio incazzato. Io l’abbraccio sorridente e lui invece fa: ho fatto schifo. Ma che dici! Ho preso tre gol, ribatte. Bravo Giorgio: sei portiere dentro allora. Perché un portiere che prende gol è sempre incazzato. Ma chi lo dice che lo sport è bello solo quando si vince? A volte la sconfitta ha un sapore dolce. Ed io mi beo in quel che ho visto. Orgoglio e dignità. Grazie ragazzi. Vado via col sorriso. Un tifoso fuori mi chiede un selfie. Ma certo. Pensiamo al Napoli adesso. Sono un padre orgoglioso che ha il sangue azzurro. Ed il sole dentro: quello donatomi dai miei achei. Erano 11, erano giovani e forti, mi viene da parafrasare nella mia mente una nota poesia risorgimentale appresa sui banchi di scuola. Ed hanno resistito al terribile Ninja fin che hanno potuto. Si sono aperte le porte achee, ma non ci hanno strappato il cuore. Quello che manca al nostro calcio, non certo a noi. Ed il mio è gonfio di gioia. Pallone mon amour", ha aggiunto Chiariello.






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