Chiariello: "Napoli, è tutta colpa di Ulisse. De Laurentiis ha evitato la frittata"
"Sembrava che la frittata fosse fatta, ma dal presidente è arrivato l'ennesimo colpo di scena. E' la linea giusta".

Puntuale come ogni domenica, arriva l'editoriale di Umberto Chiariello per Campania Sport. "Vi racconto una leggenda. La colpa di tutto è di Ulisse. Cosa c'entra? Certo che c'entra. Il famoso cavallo di Troia, ce l'avete presente? Qualcuno aveva capito che si trattasse di un trucco, eppure non lo ascoltarono e Troia fu distrutta proprio con quello stratagemma. Da lì, ci fu la fuga di Enea e, da Enea, nacque Roma. Le sirene Scilla e Cariddi furono anch'esse sconfitte con uno stratagemma e, distrutte dalla disfatta, si lasciarono andare alla deriva. Una di questa era Partenope, che andò a sbattere su uno scoglio e lì depositò un uovo, che fu raccolto da Virgilio, che lo mise sotto Castel Marino, dicendo che lì sarebbero sorte le fondamenta della città: se si fosse rotto l'uovo, il castello sarebbe crollato e la città avrebbe avuto delle sciagure".
"Da allora - ricorda Chiariello dagli studi di Canale 21 - quel luogo si chiama Castel dell'Ovo. Che oggi è tutto tinto d'azzurro, come Piazza Plebiscito. L'uovo porta alla frittata, e la frittata è stata fatta in questo periodo a Napoli, dove un'altra leggenda si sta concretizzando, quella delle magie azzurre del Calcio Napoli. Sembrava impossibile che De Laurentiis fosse insultato in ogni stadio d'Italia, unendo contro di lui tutti gli ultras. Sembrava non poterci essere nessuna possibilità di mediazione. Sembrava che la frittata fosse fatta: escludere dalla festa coloro che sempre c'erano stati".
"De Laurentiis, o perché consigliato o è perché abituato a fare colpi di teatro, essendo un uomo incredibile e capace di ogni cosa, è passato dalla linea inamovibile a quella del dialogo. Si dice che non ascolti nessuno, eppure ha riunito gli ultras, li ha incontrati, si è fatto fotografare con loro ed ha fatto postare una foto che dice che il Napoli siamo noi. Tutti insieme. E tutti insieme si va avanti verso questo finale di stagione. Ha prevalso la linea del dialogo e del confronto".
"Era giusto ascoltare le esigenze e le motivazioni di chi c'era quando non c'erano gli altri. Non si può fare di tutta l'erba un fascio. Il dialogo era necessario. Parlarsi non è mai un danno. Finalmente, si è capito che questa era la linea giusta. Non si era mai visto al mondo una squadra che vince ed il suo presidente messo sotto scorta. Siamo la città degli eccessi. Ma dall'odio più profondo all'abbraccio più tenero, il passo è stato breve".
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