Carlo Verdone: "Papà mi manca, a volte provo a telefonargli. All'università mi bocciò"

Il noto attore e regista romano, Carlo Verdone, ha rilasciato una bella intervista alla edizione odierna del Corriere della Sera.
Carlo Verdone, al Lecco Film Festival, parlerà di Dreyer, il regista danese scomparso nel 1968 e del suo film, Ordet-La parola. Ecco le parole del popolare attore al Corriere della Sera: "Hanno saputo che sono un appassionato di Dreyer e di questo film e mi hanno invitato a parlarne. È un cinema importante, c'è un comune denominatore in pattuglia di registi nordici, da Dreyer a Pabst fino a Bergman: il grande rigore, la spiritualità. È completamente diverso dalla spettacolarità americana. Trovo che se ne parli sempre in modo dogmatico. C'è in loro qualcosa di mistico e misterioso, un cinema da cineclub dove non ci sono il buono, il cattivo e il finale che dà sollievo. Ordet è un film teatrale, con tre-quattro uniche scene all'aperto su una collina battuta da un vento gelido".
Sul padre: "Mio padre insegnava cinema alla Facoltà di Magistero, ebbe la prima cattedra. Mi chiese quello che non mi doveva chiedere: Dreyer. Non fu affatto generoso, facendomi fare una figuraccia tremenda. Ci rivediamo alla prossima sessione, mi congedò così. Alla vigilia l'avevo pregato di chiedermi di Fellini e del neorealismo. A casa, dopo l'esame, si fece una grande risata e mi disse, cosa avrebbero detto gli altri studenti se ti avessi protetto? La prossima volta preparati su Dreyer. Aveva due anime, era autorevole come professore e storico, soprattutto delle avanguardie, e fu giovane assistente di Norberto Bobbio; poi aveva un'anima scherzosa, comica, la goliardia senese da cui proveniva. Lui, orfano di padre (era morto in guerra sul Carso e nemmeno l'aveva visto) trascriveva atti unici goliardici, per esempio Il trionfo dell'odore, ambientato nei gabinetti dell'università di Siena; Zeffirelli realizzava le scenografie e con lui a recitare c'erano futuri registi, pittori, scultori. Amava il circo come Fellini, che frequentava casa nostra assieme a tanti nomi del cinema e intellettuali".
Cosa gli manca del padre: "Il consiglio, il suo essere punto di riferimento. L'altro giorno ho scritto la prefazione a un libro (Vita inquieta di un poeta) di Letizia Leonardi su un grande scrittore armeno, Yeghishe Charents, morto nel 1937. Mio padre era un grande cultore di quel popolo che ha avuto genocidi incredibili. Finita la prefazione ho allargato la mano verso il nulla. Era il gesto che facevo al tempo in cui c'era mio padre, quando prendevo il ricevitore del telefono per leggergli un mio scritto, lui ascoltava e mi correggeva. Non trovavo il telefono. Mi sono detto, ma cosa stai facendo?"






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