Capello: "Conte CT? Ha un vantaggio su Allegri, la panchina dell'Italia non si rifiuta"
Fabio Capello, ex allenatore, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport dove ha parlato della panchina dell'Italia.

Il dibattito sul futuro della panchina della Nazionale italiana continua ad arricchirsi di voci, riflessioni e, soprattutto, di un senso diffuso di urgenza. Dopo anni complicati e risultati che hanno lasciato cicatrici profonde, scegliere il prossimo commissario tecnico non è più solo una questione tecnica: è una decisione identitaria.
Le dichiarazioni di Capello sul futuro CT dell'Italia
In questo contesto si inseriscono le parole di Fabio Capello, ex allenatore, a La Gazzetta dello Sport, che ha offerto una chiave di lettura interessante, andando oltre i nomi e soffermandosi sul significato stesso del ruolo: "Conte conosce già e per lui sarebbe un punto a favore. Nel caso tornasse sulla panchina azzurra, saprebbe già cosa lo aspetta, anche se ovviamente lo scenario è cambiato rispetto a dieci anni fa".
La Nazionale non è un club. Non è quotidianità, non è controllo costante, non è costruzione progressiva. È sintesi, è gestione, è capacità di incidere in tempi brevi. Capello lo spiega con grande chiarezza: "Non hai il rapporto quotidiano con i calciatori. E la cosa non è banale, perché hai meno controllo su cosa succede durante l’anno".
E allora il confronto tra Antonio Conte e Massimiliano Allegri diventa inevitabile. Due filosofie diverse, due approcci opposti, ma entrambi con credenziali importanti: "Allegri? Max è un tipo sveglio, ci metterebbe poco a capire il meccanismo. Ma è chiaro che un minimo di tempo gli sarebbe necessario".
Capello, però, introduce anche un elemento meno evidente ma altrettanto decisivo: la comunicazione. "Allegri, invece, ha qualcosa in più a livello comunicativo e da ct è un aspetto molto importante. In passato, Conte è stato in alcune occasioni meno diplomatico".
E poi c’è il cuore del discorso, quello che va oltre numeri, moduli e curriculum: "La panchina dell’Italia non si prende o rifiuta per mere logiche di convenienza. È qualcosa che devi sentire dentro".
Perché, come sottolinea lo stesso Capello, "quando parte l’inno di Mameli rappresenti il tuo Paese e non sei semplicemente al servizio di un club".
Infine, la chiusura è tanto amara quanto realistica: "Peggio di quello che abbiamo visto negli ultimi anni sarebbe difficile fare".








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