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Cannavaro commovente: "Voglio tornare e morire a Napoli. Che male quei fischi col Toro. Insigne..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Cannavaro commovente: Voglio tornare e morire a Napoli. Che male quei fischi col Toro. Insigne...

L'ex difensore di Napoli e Sassuolo, Paolo Cannavaro si è raccontato ai Signori del Calcio, trasmissione in onda su SKY.


L'ex difensore di Napoli e Sassuolo, Paolo Cannavaro si è raccontato ai Signori del Calcio, trasmissione in onda su SKY. "Ho deciso di smettere perchè ho ritenuto che era il momento adatto, inizierò la carriera da allenatore con mio fratello Fabio. Non ho vinto tanto, ma quella Coppa Italia alzata con il Napoli per me ha un sapore unico. Nell'ultimo anno di Mazzarri ho veramente sperato di poter vincere lo Scudetto con il Napoli, eravamo una squadra che nel corso degli anni erano diventati campioni. Sarebbe stato stupendo ed unico vincere lo Scudetto con il Napoli".

"Io amo Napoli, mi manca la città di Napoli, sono certo che tornerò a Napoli e morirò nella mia città. Mi piacerebbe anche tornare a lavorare nel Napoli sotto altra veste. Napoli per me è tutto. Il giocatore più forte che ho incontrato? Buffon, davvero impressionante. Un giocatore invece che è stato sfortunato e che poteva vincere il Pallone d'oro era Adriano".


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"Il ritorno a Napoli? Fedele mi telefonò e mi disse che c'era la possibilità di vestire la maglia del Napoli perchè Marino mi voleva. Stop, dissi subito sì. Volevo assolutamente tornare a giocare nel Napoli. Sul mio corpo è tatuata la data della promozione in Serie A. Con i tifosi ho avuto un rapporto eccezionale. Una ferita dolorosa è un Napoli-Torino al San Paolo, venivamo da tre mesi difficili, fui tremendamente fischiato dai tifosi ogni volta che toccavo il pallone. Chiesi a Contini di passarmi il pallone e sparai il pallone in tribuna, non riuscivo a capire perchè i tifosi fischiavano proprio un napoletano, non me lo meritavo. Da quel momento però mi sono svegliato e ho cercato di fare ancora meglio. Da quel momento sono stato ancora più amato dai tifosi. L'addio? Dopo sette anni e mezzo capii che non ero nei piani del nuovo allenatore (Benitez ndr). A 32 anni allora fui costretto con grande dispiacere di lasciare la squadra".

"Insigne? Gli auguro quello che volevo diventare io per il Napoli, lui può diventare il Totti di Napoli. Talento eccezionale, la società lo deve preservare. Lo paragonai subito ad Ortega, un talento che fa innamorare immediatamente. Caratterialmente deve restare così. E' un giocherellone. Gli auguro grandi cose".


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Alessandro Sepe
Direttore responsabile e co-fondatore di AreaNapoli.it, è giornalista pubblicista dal 2013. Laureato in letteratura e storia italiana, è da sempre appassionato di calcio e di giornalismo sportivo.
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